Come veniva vissuta la disabilità nel Medioevo?

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Il Medioevo è da sempre stato considerato il “periodo buio” della storia umana, probabilmente a causa delle difficoltà economiche, del declino intellettuale e di una regressione sociale molto marcata. Questa tenebrosa visione del Medioevo si riflette inevitabilmente nel modo con cui si parla di disabilità nel tempo. Le prove che dimostrano come il periodo per i disabili è stato veramente orribile ci sono, ma anche quelle che mettono in evidenza come il concetto di disabilità era più complicato di quanto sembri.

Un esempio lampante di come venivano umiliate le persone disabili era la cosiddetta “gabbia idiota” medioevale, la quale altro non era che un recinto, messo nel centro della città, in cui le persone con disabilità venivano tenute e osservate. Edward Wheatly, nel suo libro Stumbling Blocks for the Blind, descrive una scena molto particolare: “Quattro persone cieche, tutte armate ognuna con un bastone, furono messe all’interno di questa gabbia; insieme a loro, venne messo un maiale che potevano avere solo se lo avessero ucciso. La maggior parte dei colpi non furono rivolti verso l’animale, ma bensì inferti l’uno contro l’altro; alcuni ebbero la peggio. Se avessero avuto delle vere armi, si sarebbero uccisi a vicenda”.

La crudeltà di questa scena è palesemente evidente, ma c’è un’altra cosa da notare: le persone con disabilità erano tipicamente integrate nelle loro comunità piuttosto che istituzionalizzate durante il periodo medievale. Questa “non-istituzionalizzazione” contrasta con i tempi moderni, dove l’attuale “modello medico” porta la società a percepire le persone con disabilità come casi medici che necessitano di ospedalizzazione e assistenza.

Gli storici invece descrivono il periodo come un “modello religioso”; poiché la religione era vista come una via per il benessere dell’intera persona (al contrario della medicina, che poteva solo aiutare il corpo), essa oscurava la medicina come trattamento migliore. Mentre la medicina moderna offre alle persone la possibilità di “salute totale” attraverso nuove e migliori cure, il cristianesimo medievale offriva invece la salvezza attraverso la libertà dal peccato e una maggiore fede personale.

Quindi, la disabilità medievale aveva un elemento di peccato attaccato ad essa, e con esso, la responsabilità personale. Le persone disabili dovevano confessarsi e crescere nella loro fede prima di poter ricevere aiuto da Dio. Molti storici moderni vedono il controllo della Chiesa sui mezzi di cura come un modo in cui essa controllava la popolazione durante il Medioevo.

Gli aspetti teologici della disabilità medievale ricevettero così tanta attenzione nei documenti medievali perché quei documenti sono stati scritti da istituzioni religiose e scrittori, persone che avevano un palese interesse nel promuovere l’importanza della Chiesa; le conseguenze sociali della disabilità di una persona erano generalmente determinate da una serie di fattori, come l’incapacità di adempiere al loro “ruolo” sociale in qualche modo. Pertanto, non esisteva una sola categoria ritenuta “disabilità”: diverse menomazioni influivano sui ruoli sociali in modi diversi. I pregiudizi riflettevano quindi queste differenze.

Analogamente ad oggi, le persone con disabilità di alta classe erano spesso viste come eroi piuttosto che inestricabili. Al contrario, i mendicanti e le persone con disabilità di classe inferiore erano spesso considerati inaffidabili o pietosi.

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