Protesi intelligenti sempre più precise: la ricerca continua

protesi intelligenti

Dar vita a protesi dotate di una intelligenza superiore, ossia capaci di rilevare l’errore e di correggerlo in seduta stante. E’ questo l’obiettivo che nutriti gruppi di ricercatori si stanno imponendo, e che in particolar modo si è voluta dare la Fondazione Santa Lucia in supporto dell’Università Sapienza: uno studio appena concluso da parte di questi team di ricerca ha aperto le porte a una nuova idea di protesi intelligente, ossia a un apparecchio che sia capace di captare la presenza di un errore e di correggerlo in men che non si dica.

Del resto per quanto la ricerca abbia fatto passi da gigante su questo fronte, resta purtroppo ancora in vita l’eventualità che una tecnologia bionica sia soggetta ad errore umiliando, inevitabilmente, il senso stesso per cui quella tecnologia è stata creata.

Lo studio tutto italiano ha perciò voluto analizzare una ventina di soggetti immersi in un ambiente virtuale tramite l’uso di occhialini 3D. A questi soggetti è stato chiesto di afferrare un bicchiere sul tavolo servendosi di un braccio-avatar che sembrava esser parte del loro corpo: ogni qualvolta il soggetto percepiva l’errore del suo movimento si rilevava un determinato riflesso cerebrale a livello di attività corticale, pertanto il team di ricerca ha ritenuto indispensabile fare in modo che in futuro il paziente possa avere l’opportunità di rimuoverlo, questo errore. Ma come?

Secondo Enea Pavone, coordinatore del team, occorrerebbe lavorare su una protesi ancor più intelligente che dia modo al paziente di sentire il braccio artificiale come parte del proprio corpo e non come qualcosa di effettivamente “artificiale”. Percepire il braccio-avatar come un braccio naturale, come un arto che è parte integrante di sé, aiuterebbe il paziente a migliorare di molto le percentuali di successo nei movimenti legati alla normale quotidianità.

Anche il prof. Salvatore Maria Aglioti, responsabile del Laboratorio di Neuroscienze Sociali e Cognitive che ha preso parte allo studio, è convinto del fatto che occorra puntare sulla realizzazione di tecnologie “capaci di intervenire sulle attività motorie con più alternative comportamentali, capaci di correggere in tempo reale l’errore che si sta mettendo in atto. Si tratta di passare da macchine che eseguono un comando di movimento a macchine intelligenti che svolgono una azione come accadrebbe in natura”.

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