Disturbo da deficit di attenzione (ADHD): come intervenire?

A fine aprile, a Reggio Calabria, si è svolto il convegno “L’ADHD dall’infanzia all’età adulta: nuove evidenze”, organizzato dall’Associazione Italiana Famiglie ADHD (AIFA) con la collaborazione di altre associazioni e del patrocinio della Regione e dell’Ufficio Scolastico Regionale. Durante il convegno sono stati trattati diversi aspetti di questo disturbo, oggi molto diffuso non solo tra i più piccoli, ma anche tra gli adulti. E nel merito della questione sono state avanzate proposte operative per affrontare in maniera seria e decisa le criticità di questo disturbo.

Nel corso del dibattito è emersa la centralità di un approccio integrato che coinvolga famiglie, scuola e contesto sociale attraverso interventi di psicoterapia e, qualora dovesse essercene il bisogno, anche con interventi di natura farmacologica. La necessità, in sostanza, è predisporre interventi combinati che permettano di individuare i sintomi e di operare in maniera adeguata.

Tra gli approcci ritenuti più efficaci vi sono ad esempio l’intervento multimodale, o ancora il trattamento psicomotorio in epoca prescolare, oppure il cosiddetto metodo Feuerstein che si basa sulla modificabilità cognitiva e sull’apprendimento mediato. Altri interventi efficaci hanno riguardato il neurofeedback, una tecnica di biofeedback basata sulla rilevazione del segnale dell’elettroencefalogramma ai fini dell’autoregolazione. E poi ancora il Parent Training, il Teacher Training e la terapia cognitivo-comportamentale volta proprio al trattamento dell’ADHD.

Insomma, di ADHD se ne è parlato a tutto tondo e si sono finalmente analizzati i possibili contributi che possono rivelarsi utili nel trattamento di questo fenomeno. Al di là della ricerca che deve essere ancora fatta, restano comunque valide le Linee guida del trattamento cognitivo-comportamentale dei disturbi da deficit di attenzione con iperattività redatte dalla Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (SINPIA).

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