Ciechi e ipovedenti: la loro quotidianità in una serie di video

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Osservare un’impiegata mentre utilizza lo smartphone, legge e stampa documenti, non presuppone nulla di così eccezionale. Ma notare la stessa impiegata che, uscita dall’ufficio, utilizza un bastone da orientamento, può destare qualche sospetto. Potrebbe sembrare in sostanza che quella donna in realtà non sia una vera disabile, ma che si finga tale solo per ottenere una pensione di invalidità. Ma le cose sono davvero così semplici come appaiono?

Niente affatto, tanto che l’Associazione Pro Retinopatici ed Ipovedenti Onlus di Torino (APRI) ha voluto realizzare una serie di video volti proprio a spiegare come funziona la disabilità visiva e a dimostrare quanto le condizioni di vita di ipovedenti e retinopatici non siano così ovvie.

Uno dei video in questione si intitola “68 Passi” e fa parte della serie “La nostra esperienza del vedere”. La clip riprende la giornata tipo di Giovanna Ginoldi, una mamma affetta da retinite pigmentosa. La malattia, così come si evince dal video, non impedisce a Giovanna di condurre una vita autonoma: la donna, ad esempio, non sembra avere problemi nel leggere caratteri piccoli, per cui riesce ad utilizzare senza problemi anche uno smartphone. Le difficoltà maggiori semmai sono concentrate nel camminare, nonostante lei percepisca comunque i grandi oggetti che la circondano (questa patologia, infatti, riduce il campo visivo).

Un altro video, intitolato “Condividendo”, ripercorre la vita di Dajana Gioffrè, una psicologa non vedente che tra le tante cose utilizza anche il navigatore pedonale del suo smartphone. Anche lei, esattamente come Giovanna Ginoldi, si aiuta con la tecnologia, e a chi la guarda dall’esterno dà l’apparenza di sembrare una donna come tante altre. E invece il fatto che utilizzi uno smartphone non la pone affatto sullo stesso piano di una persona normodotata, a riprova di come l’apparenza spesso e volentieri inganni.

Questi video, insomma, vogliono dimostrare che le persone cieche riescono a fare molte cose anche in contesti piuttosto complessi (i filmati infatti sono stati registrati nelle stazioni della metropolitana, luoghi quindi affollati, confusionari e “complicati”).

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