Disabili in rivolta. L’8 Febbraio proteste nelle principali città italiane

I disabili sono pronti a mobilitarsi per protestare contro il governo. La data è stata fissata all’8 febbraio, ore 16. Le persone interessate sono invitate a radunarsi in tutte le principali città italiane, davanti alle prefetture, mentre a Roma di fronte al Parlamento.

“Durante la campagna elettorale, ci avevano promesso l’aumento della pensione d’invalidità a 780 euro, alla stregua del Reddito di Cittadinanza” afferma Angelo Catanzaro sui social, invalido residente a Torino e responsabile dell’Ufficio Disabilità dell’UILP Piemonte. “Invece nulla. In Italia ci sono 1 milione e 72 mila persone disabili che vivono con soli 285 euro al mese. Ci vogliono relegare a cittadini di serie B. Questa è ingiustizia”.

Non solo i disabili prenderanno parte ai vari presidi: ci saranno anche parenti e amici a sostenere i loro diritti. “E’ arrivato il momento di riunirci tutti e di protestare”, continua Angelo, “in quanto, come al solito, la classe politica continua ad ignorare i nostri diritti e le nostre difficoltà quotidiane. Le promesse vanno mantenute e non è giusto che la manovra finanziaria abbia previsto Reddito di Cittadinanza e Quota 100 ma non l’aumento delle pensioni d’invalidità”.

Ad aderire a questa iniziativa di protesta alcuni personaggi pubblici: Laura Coccia, atleta paralimpica romana, Vincenzo della Puca, ex Ministro della Famiglia e della Solidarietà Sociale, Alberto Bilardo, giovane artista con disabilità e Claudio Ferrante, presidente dell’Associazione Carrozzine Determinate.

Le associazioni che parteciperanno sono varie: la Fondazione Promozione Sociale, l’Associazione Italiana Paralisi Spastica Onlus, l’Associazione Ballo Anch’io, l’Associazione Mitofusina 2.0, l’Associazione Airdawn e l’Associazione Accessibile a Tutti.

“I disabili non possono continuare a vivere con 9,50 euro al giorno” prosegue Catanzaro. “Secondo i dati Istat, a rientrare nei criteri stabiliti per il Reddito di Cittadinanza saranno 250.000 nuclei familiari che hanno un membro disabile. Ma le altre famiglie? Non ne hanno diritto? E’ una discriminazione, che non tiene conto delle difficoltà economiche intrinseche che devono affrontare per sostenere la persona disabile. Io penso che bisognerebbe riconsiderare alcuni criteri, inserendo un coefficiente che consideri la presenza di un disabile all’interno di un nucleo familiare. Così facendo, lo stesso potrebbe rientrare nel Reddito di Cittadinanza. Oltre a questo, il governo è tenuto a mantenere le promesse e portare le pensioni di invalidità da 285,66 a 780 euro mensili”.

Le richieste di Catanzaro non si fermano qui: “Vogliamo un adeguato aumento dell’importo dell’indennità di accompagnamento Inps, attualmente di 515,34 euro mensili, per quegli invalidi privi di limitata o assente autonomia e per i malati cronici non autosufficienti. Parliamo di persone che non possono essere inserite nelle attività produttive”.

Una protesta legittima e che riguarda non solo l’ambito prettamente economico, ma anche quello sociale. Troppo spesso le persone disabili sono soggette a discriminazioni di ogni tipo, privandole di diritti come quello del lavoro. Un diritto che spetta ad ogni cittadino italiano, disabile o meno.

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