L’Australia cerca di impedire alle persone disabili di entrare

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Le discriminazione del sistema d’immigrazione australiano nei confronti delle persone disabili è veramente riprovevole. Non solo gli viene impedito di vivere all’interno del Paese, ma anche di visitarlo. Quando accade un fatto del genere, la comunità resta indignata. Vengono firmante petizioni e viene chiesto al ministro preposto di intervenire. In alcuni casi lo fa, in altre una famiglia con un membro disabile è costretta ad andarsene. Intento, le regole che generano queste situazioni rimangono invariate, sicure del loro supporto bipartisan.

Nonostante l’Australia sia uno dei paesi più ricchi al mondo, a quasi tutti gli immigrati disabili viene negato l’accesso al Paese, in nome di costi troppo elevati da sostenere. Chiunque faccia domanda per entrare in Australia, deve sottoporsi a controlli sanitari. Alle persone viene richiesto di dimostrare che il loro soggiorno in Australia non si tramuterà in un costo oneroso per la comunità e che impedirà ai cittadini australiani di accedere al sistema sanitario senza intralcio.

Come in tutti i Paesi del mondo, la sanità australiana non è perfetta, ma neanche vicino al collasso. Quindi, pare illogico pensare che la presenza di immigrati disabili possa veramente minacciare la redditività del paese. Certamente agli immigrati non viene chiesto di calcolare quanto utilizzeranno il sistema stradale, o quanto incideranno sul sistema giudiziario in caso di possibile divorzio oppure per un parto. Eppure, quando di tratta di disabilità, il buon senso sembra un gioco a cui partecipare con monete fasulle.

Questa discriminazione, profondamente razzista, risale all’Immigration Restriction Act del 1901, il quale conteneva clausole e sanzione assolutamente eugenetiche in vari modi, che comportavano l’esclusione delle persone non su base razziale ma in base alla salute mentale e fisica. Solo nel 2010, il comitato permanente congiunto sull’immigrazione prese in considerazione queste tematiche “scottanti”, prendendo in esame le modalità di trattamento delle persone disabili nel sistema d’immigrazione australiano, compresi i rifugiati.

Il comitato rilevò come l’attuale requisito sanitario rifletteva in particolare gli approcci alla disabilità in modo antiquato e in modo ingiusto discriminando fortemente questa particolare categoria di persone e quindi raccomandando di interrompere questa discriminazione. L’allora governo australiano rispose solo nel 2012 con alcuni cambiamenti graditi, come quelli per i rifugiati disabili, ma la maggior parte delle raccomandazioni vennero respinte o non approvate.

Rifugiati e richiedenti asilo disabili sono stati ingiustamente esclusi dai requisiti sanitari. Molti di loro hanno una disabilità a causa della stessa persecuzione da cui stanno fuggendo, e questo ha portato ad un maggior numero di persone disabili che cercano protezione. Non solo gli immigrati, ma anche gli stessi cittadini disabili australiani vengono discriminati in una cera misura. Quindi, non c’è da meravigliarsi se il sistema vuole vietare ai migranti disabili l’ingresso in Australia.

Insomma, un sistema discriminatorio dalla lunga storia, che andrebbe combattuto. Le persone disabili, immigrati compresi, non devono essere visti come oneri, ma come membri a tutti gli effetti di un’intera comunità.

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