Gucci, il caso plagio nei confronti dell’artista disabile Sharona Franklin

Sharona Franklin

Sharona Franklin | FOTOGRAFIA DI RASHELLE CAMPBELL

Sharona Franklin è una donna disabile di Vancouver, ma anche un’artista che crea torte di gelatina impreziosite da delicati arrangiamenti botanici e motivi distintivi di perline. Con le sue opere d’arte vuole sovvertire gli stereotipi sulle pratiche domestiche, smantellando contemporaneamente gli stigmi della disabilità. I temi da lei trattati sono il transumanesimo, la bioetica, l’ingegneria genetica e i trattamenti medici.

Un lavoro che cerca di unire la tradizione al futurismo, biodegradabile e commestibile, eppure così incredibilmente delicato e complesso. Negli ultimi anni, il seguito sul suo profilo Instagram è aumentato; inoltre, Sharona ha ricevuto riconoscimenti da importanti giornali come il New York Times.

Il 9 maggio ricevette un’email da parte di Gucci, che la invitava a collaborare. Dopo diverse scambi di mail, è stata contattata da un team di Gucci, proponendo all’artista disabile l’utilizzo del suo lavoro come parte della loro crociera SS 2020.

Il 17 maggio, Franklin programmò una chiamata con i rappresentanti della casa di moda e, lo stesso giorno, gli inviò un accordo di non divulgazione. La chiamata venne poi sposata al 20 maggio, giorno in cui effettivamente parlò al telefono con uno dei membri del team, Trevor De Cotta.

“Durante la conversazione telefonica”, ha affermato Franklin, “spiegai a De Cotta l’ispirazione dietro al mio lavoro e come l’estetica degli anni ’70 mi abbia influenzata. Gli parlai dell’utilizzo dei nastri, delle cinture e delle fibbie Gucci con piatti vintage, materiali riciclati e prodotti botanici”. De Cotta fornì poi ulteriori dettagli sulla posizione, le date e i requisiti dell’evento. Franklin chiese due giorni di tempo per preparare le torte sul posto a Roma, e il rappresentante del team di Gucci promise di confermare date dei voli e il contratto.

Dopo aver ricevuto il 10 giugno conferma delle date esatte in cui venire in Italia a lavorare, Franklin diede risposta positiva. In 10 giugno ricevette però un’email da parte del team di Gucci, in cui in pratica disattendeva quanto stabilito con l’artista in quanto il budget disponibile non era sufficiente e, quindi, preferivano rivolgersi a qualcuno con sede in Europa.

La sospensione della collaborazione con scuse apparse puerili, seppur poco professionale, ha infastidito Franklin per un certo periodo, ma poi scemò. La controversia, però, non sarebbe proseguita nel tempo se Gucci non avesse copiato il lavoro dell’artista.

L’8 ottobre, la casa di moda pubblicò le immagini delle creazioni di jelly cake per la crociera sviluppate da un altro artista, di nome David James White. Quando i commenti di plagio sono diventanti tanti, White cancellò i suoi post. Ma, le immagini sono rimaste sull’account Instagram ufficiale di Gucci.

Franklin è certa che l’azienda abbia plagiato volutamente il proprio lavoro: “Tutti gli elementi da me solitamente utilizzati, come la composizione, le scelte del colore, le forme dello stampo, le scelte del tessuto, le gelatine, gli intarsi e gli oggetti come fiori finti, secchi e freschi sono stati utilizzati da Gucci. Inoltre, ha utilizzato quanto detto durante una mia intervista ed in cui parlavo delle mie gelatine che si ispirano all’estetica degli anni ’70, agli adattamenti bionici, alla fitoterapia, alla convivialità e alle cene fantasiose”.

Alla domanda su cosa volesse chiedere all’azienda, Franklin ha così risposto: “Vorrei un risarcimento e le scuse di Gucci. Sono un’artista disabile e vivo sotto la soglia della povertà. Considerò tutto questo un furto di proprietà intellettuale e un plagio ad un’artista disabile. E’ moralmente ingiusto. Gucci è una società famosa, che fattura milioni di dollari all’anno. Dirmi poi che il budget di produzione era eccessivo è una palese menzogna”.

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