Covid-19, durante la pandemia i governi non sono stati capaci di proteggere i disabili

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Secondo i risultati di un importante sondaggio internazionale, i governi di tutto il mondo hanno fallito in modo schiacciante nel proteggere i diritti delle persone disabili come risposta alla pandemia globale. Ciò ha avuto conseguenze disastrose, con migliaia di evitabili morti e altre gravi violazioni dei diritti umani.

Il progetto “COVID-19 Disability Rights Monitor (DRM)” mira a lanciare l’allarme a livello globale sull’impatto catastrofico della pandemia sui disabili in tutto il mondo. Le testimonianze delle persone disabili raccolte per il rapporto mostrano quanto sia precaria la situazione. Il progetto è stato istituito da sette organizzazioni per i diritti dei disabili, tra cui l’International Disability Alliance e l’European Network on Independent Living.

Vengono evidenziate in particolare le misure “inadeguate” per proteggere i disabili negli istituti, una rottura “significativa e fatale” del sostegno della comunità e l’impatto sproporzionato sui gruppi sottorappresentati di persone disabili, come bambini, donne, senzatetto e coloro che vivono in località remote e rurali.

Inoltre, sottolinea il rifiuto dell’accesso all’assistenza sanitaria, inclusa la discriminazione nel triage, i farmaci inaccessibili e l’incapacità delle persone disabili di uscire di casa per accedere a cure mediche e farmaci essenziali, nonché “testimonianze allarmanti” che le persone disabili sono state “negate o deprivate di cure salvavita dal COVID-19 sulla base della disabilità, con conseguenti decessi evitabili”.

Il rapporto afferma che le persone disabili riferiscono di “essere state lasciate indietro” durante la pandemia sia nei paesi ricchi che in quelli in via di sviluppo e avverte che alcuni governi hanno “perseguito attivamente” politiche che hanno portato a “violazioni su vasta scala dei diritti alla vita e alla salute delle persone disabili”.

Altri diritti condizionati dalle politiche di governo includono i diritti alla libertà, tortura, maltrattamenti, sfruttamento, violenza e abuso, vita indipendente e inclusione nella comunità e istruzione inclusiva.

Uno dei difetti più comuni è stato l’incapacità di “includere genuinamente” le persone disabili nelle risposte nazionali alla pandemia, con i “responsabili politici a molti livelli” che sembrano essere tornati a trattare le persone disabili come “oggetti di cura o di controllo, minando molti dei passi avanti fatti degli ultimi per quanto concerne diritti e inclusione”.

Il rapporto si basa sulle risposte raccolte da un sondaggio condotto da oltre 2.100 persone e organizzazioni di 134 paesi. Le prove arrivano da oltre 3.000 testimonianze scritte da persone disabili e dai loro familiari che parlano delle loro esperienze durante la pandemia. Nel testo c’è scritto che in alcuni Paesi infrangere le regole del coprifuoco del coronavirus era “una questione di vita o di morte”.

Un veterano dell’esercito con disturbo da stress post-traumatico è stato ucciso nelle Filippine, mentre un intervistato appartenente alla DPO, organizzazione di persone disabili dell’Uganda, ha affermato di conoscere due persone sorde a cui hanno sparato “perché erano fuori durante il coprifuoco” e “non sapevano cosa stesse succedendo”.

Quasi un terzo (633) degli intervistati in 81 Paesi ha affermato che le persone disabili nel proprio Paese non potevano accedere al cibo, con Uganda, Nigeria, Kenya, Bangladesh, India, Colombia, Costa d’Avorio, Tanzania, Ruanda e Perù, tra i primi posti.

Gli intervistati da tutto il mondo hanno affermato di vivere nella paura della polizia. In Europa, quelli provenienti da Regno Unito, Italia e Francia hanno affermato di avere “paura di lasciare le proprie case”, mentre molti hanno ritenuto che la polizia fosse “irragionevole e pesante”.

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