In Italia, la riforma della disabilità 2026 introduce il superamento definitivo delle commissioni mediche multiple e l’istituzione del Progetto di Vita individuale.
Dal 1° gennaio 2026, l’accertamento dell’invalidità non sarà più legato a una percentuale fissa ma a una valutazione multidimensionale che coinvolge medici, assistenti sociali e la persona interessata. La riforma mette a disposizione un fondo iniziale di 350 milioni di euro (dal Fondo per la Disabilità e l’Autosufficienza) per finanziare il Budget di Progetto, garantendo che ogni persona riceva sostegni personalizzati basati sul proprio profilo di funzionamento.
Come cambia l’accertamento dell’invalidità dal 2026
Il cambiamento più radicale riguarda il modo in cui lo Stato “certifica” la condizione di una persona. Fino ad oggi, il sistema era basato su tabelle dell’invalidità civile risalenti al 1992, che assegnavano una percentuale fissa a ogni patologia. Dal 2026, questo meccanismo viene sostituito dalla Valutazione Multidimensionale.
Il nuovo iter di accertamento si divide in fasi ben distinte, coordinate dall’INPS come unico interlocutore:
- Certificato medico telematico: il medico di base o lo specialista invia la documentazione all’INPS, indicando la necessità di accertamento.
- Accertamento unico: una commissione medica (non più ASL, ma solo INPS) effettua la visita. Non si stabilisce solo la patologia, ma si definisce il Profilo di Funzionamento secondo i criteri ICF (International Classification of Functioning).
- Eliminazione delle rivedibilità inutili: per le patologie croniche, degenerative o stabilizzate, la riforma prevede l’esonero da visite di revisione future, eliminando l’ansia del controllo periodico per chi ha una condizione irreversibile.
La grande novità è che l’accertamento non termina con un numero (ad esempio “75%”), ma con un documento che attesta la necessità di attivare o meno un percorso di supporto personalizzato.
Progetto di Vita individuale: cos’è e come richiederlo
Se l’accertamento è la fase burocratica, il Progetto di Vita è la fase operativa. È un diritto soggettivo della persona con disabilità e non può essere negato se richiesto. Si tratta di un piano d’azione che definisce come la persona intende vivere, dove e con chi.
Ecco cosa deve contenere:
1. Obiettivi di autonomia: dove la persona vuole vivere (casa propria, co-housing) e quali barriere devono essere rimosse.
2. Sostegni necessari: assistenza domiciliare, supporti tecnologici, figure professionali (educatori, tutor).
3. Inclusione sociale: attività sportive, culturali, percorsi di formazione e inserimento lavorativo.
4. Referente del Progetto: una figura (spesso un assistente sociale o un operatore dedicato) che monitora che tutto ciò che è scritto venga effettivamente realizzato.
Il cittadino può richiedere l’avvio del Progetto di Vita in qualsiasi momento dopo l’accertamento della condizione di disabilità. La stesura avviene tramite un “tavolo di co-progettazione” dove siedono la persona, i familiari, i rappresentanti dell’Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM) e gli enti locali.
Accertamento unico INPS: meno burocrazia e visite più veloci
La riforma 2026 mette fine a uno dei paradossi più frustranti del sistema italiano: dover fare visite diverse per l’invalidità civile, per la Legge 104 e per il collocamento mirato (Legge 68/99). Dal 2026, la visita è unica.
Questo significa che con un solo appuntamento l’INPS certificherà:
- La condizione di disabilità (ex invalidità civile).
- La necessità di assistenza (ex Legge 104/92).
- L’idoneità lavorativa (ex Legge 68/99).
- Il diritto a eventuali indennità di accompagnamento o sussidi economici.
I tempi di risposta dovranno essere certi. La digitalizzazione della PA impone che il verbale sia disponibile nel cassetto fiscale del cittadino entro tempi brevi, eliminando l’attesa per la ricezione delle raccomandate cartacee. Inoltre, la riforma prevede che l’INPS possa procedere anche tramite valutazione degli atti se la documentazione medica presentata è sufficientemente chiara, evitando alla persona il disagio fisico dello spostamento in clinica.
Cosa succede a chi ha già un verbale di invalidità?
Una delle paure più grandi riguarda la validità dei diritti acquisiti. La riforma 2026 gestisce il passaggio in modo graduale, non ci sarà un “richiamo” di massa per milioni di invalidi civili.
Ecco i punti focali per chi ha già un verbale:
- Validità illimitata: se hai un verbale con “esonero da visite future” o con patologia stabilizzata, questo rimane valido per tutte le prestazioni economiche già in essere.
- Diritto all’opzione: chi ha un vecchio verbale può decidere, a partire dal 2026, di richiedere la nuova valutazione multidimensionale per accedere al Progetto di Vita e al Budget di Progetto.
- Revisioni programmate: se sul tuo verbale è indicata una data di revisione nel 2026 o successiva, verrai convocato con le nuove modalità e il tuo profilo verrà convertito nel nuovo sistema basato sull’ICF.
L’obiettivo del Governo è completare la transizione di tutto il sistema entro il 2030, rendendo il Progetto di Vita lo standard per ogni cittadino con disabilità in Italia.
Accomodamento ragionevole: più tutele nel mondo del lavoro
L’introduzione dell’accomodamento ragionevole è un obbligo che deriva dalla Direttiva UE 2000/78, ma che la riforma 2026 rende finalmente operativo e sanzionabile. Si tratta di un principio semplice e cioè che il datore di lavoro deve fare tutto il possibile per adattare il posto di lavoro alle esigenze del dipendente con disabilità.
Ecco alcuni esempi di accomodamento ragionevole:
- Smart working: concessione del lavoro agile anche oltre gli accordi collettivi, se necessario per la salute del dipendente.
- Adattamento postazione: tastiere speciali, sedute ergonomiche specifiche, software di sintesi vocale o schermi ad alto contrasto.
- Flessibilità oraria: permessi per terapie o orari di ingresso/uscita scaglionati per evitare il sovraffollamento dei mezzi pubblici.
- Riduzione delle barriere digitali: formazione specifica e accessibilità dei portali aziendali.
Se l’azienda rifiuta di attuare queste modifiche senza una giustificazione valida (onere finanziario eccessivo), rischia sanzioni pesanti e cause per discriminazione. La riforma prevede inoltre incentivi fiscali per le imprese che investono in accomodamenti ragionevoli, trasformando l’inclusione in un vantaggio competitivo e non in un peso burocratico.
FAQ – Domande frequenti Riforma disabilità 2026
Quali sono i vantaggi dell’accertamento unico INPS?
Il vantaggio principale è la velocità. Si fa una sola visita per tutto (invalidità, 104, collocamento mirato) e si ha un unico interlocutore, riducendo i tempi di attesa e i margini di errore tra diverse commissioni mediche.
Cosa succede se il Progetto di Vita non viene rispettato?
Essendo un diritto soggettivo, il cittadino può impugnare le decisioni o la mancata attuazione dei servizi previsti davanti alle autorità competenti. La riforma introduce figure di garanzia per assicurare che il budget venga speso correttamente.
Le indennità di accompagnamento spariranno con la riforma?
Assolutamente no. Le indennità economiche rimangono, ma dal 2026 verranno integrate all’interno del Budget di Progetto per permettere alla persona di decidere, insieme all’equipe, come utilizzarle al meglio per la propria autonomia.




