notizie> 30 settembre 2011

Prof di sostegno pagati dalle famiglie

LIVORNO – Per non fare torto a nessuno e garantire un minimo di assitenza agli alunni disabili iscritti alla sua scuola ha deciso di suddividere le ore di sostegno in modo equo: sette ore a tutti, studenti con disabilità grave e meno grave. Ma la carenza di insegnanti di sostegno è talmente evidente che ha già pronto il piano bis. Ossia una partecipazione economica dei genitori con figli disabili alle spese per garantire loro l’assistenza necessaria durante l’orario scolastico. In poche parole vuol dire che gli insegnanti di sostegno, per lavorare nella scuola pubblica, potrebbero dover essere pagati dai privati cittadini.
Questi gli effetti devastanti che i tagli del governo sul persoanle docente potrebbero avere al liceo Enriques. «Nella scuola – spiega il preside Fabrizio Martinolli – abbiamo sette ragazzi disabili, dei quali 4 sono gravi. Rispetto allo scorso anno abbiamo un insegnante di sostegno in meno e alla fine, suddividendo l’orario, a ogni ragazzo vanno sette ore di sostegno. A queste si aggiungono circa 50 ore globali che saranno coperte da uno o due educatori della Provincia, e che saranno destinati ai casi più gravi».
Ma veniamo al pagamento dei docenti da parte delle famiglie. «Intendiamoci – spiega il preside Martinolli – non è una soluzione che mi entusiasma. Tanto è vero che è sempre da studiare. Però alcune famiglie si sono offerte di pagare pur di aver garantito il sostegno ai figli. Abbiamo preparato un bando per individuare personale qualificato non statale, ma appartenente a onlus e associazioni, che eventualmente, con un contributo economico dei genitori, possa essere usato per garantire un maggiore orario di attività di sostegno».
La vicenda dell’Enriques è emblematica, ma non è certo l’unica che fa capire quanto i tagli al personale docente stiano mettendo in ginocchio le scuola pubblica. Il problema della scarsità di docenti di sostegno è evidente anche al circolo Benci. Nelle scuole elementari che fanno capo al circolo, infatti, ci sono 25 bambini con disabilità. «Ci hanno affidato 13 insegnanti di sostegno – dice Gianna Valente, dirigente delle Benci -, in pratica il rapporto insegnanti-alunni è di uno a due, come nel resto nelle scuole della città. Il problema è che nove di questi 25 alunni hanno una disabilità grave e avrebbero bisogno di una maestra di sostegno a testa. Però se dei 13 docenti ottenuti, 9 vengono usati solo per le disabilità gravi, gli altri alunni vedrebbero diminuire troppo il sostegno».
La soluzione? «Diciamo che è stata fatta una redistribuzione generale delle ore di sostegno tra i ragazzi – dice Valente -, per non lasciare scoperto nessuno ho tolto qualche ora ad ogni ragazzo, parcellizzando il più possibile le cattedre degli insegnanti nelle tre scuole elementari del circolo». A lanciare l’allarme sul taglio dei docenti di sostegno è anche Sandra Biasci, presidente dell’associazione Disabilandia, che sottolinea la gravità della situazione: «rispetto alll’anno passato sono diminuiti gli insegnanti praticamente in tutte le scuole, come dimostrano anche i tanti genitori che si rivolgono a noi per chiedere consigli e aiuto».

Anna Cecchini
Fonte: il Tirreno – 29 settembre 2011

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