Sesso, tecnologia e disabilità: un situazione complicata

sclerosi laterale amiotrofica

Le persone disabili sono spesso escluse dalle conversazioni sulla sessualità e affrontano barriere sovrapposte all’espressione sessuale che sono sia sociali che fisiche. Mediaticamente, la sessualità ha un connotazione visivo e verbale combinata alle parole “giovani”, “eterosessuale”, “omosessuale”, “transgender” ma quasi mai con “disabilità”.

Quando si parla di sessualità delle persone disabili, le nuove tecnologie potrebbero svolgere un ruolo importante, ma bisogna considerare sia le opportunità che i rischi insiti in questi sviluppi. Le persone con disabilità vorrebbero uscire, innamorarsi e persino fare sesso occasionale. Vogliono essere riconosciuti come adulti capaci di avere relazioni significative, riconoscendo a tutti gli effetti la loro sessualità.

Esse manifestano diverse esigenze di supporto fisico e sociale per esprimerla appieno. Però non ci sarà mai una soluzione valida per tutti. Quindi, servirebbe un approccio progettuale che consenta la personalizzazione.

Un nuovo progetto di ricerca presso la RMIT, guidato dall’esperta di design industriale Judith Glover, è indirizzato esclusivamente alla progettazione di giocattoli sessuali personalizzati e inclusivi.

La Glover ritiene che la progettazione di prodotti o servizi per la salute sessuale, sia per la terapia che per l’applicazione pratica, debba essere sempre considerata alla stregua delle altre. Riconosce che l’industria dei giocattoli sessuali ha appena iniziato a parlare di quelli indirizzati all’anzianità, per non parlare di soluzioni per persone con diverse disabilità. “Alcune delle persone che incontro” afferma “sono fisicamente incapaci a tenere o spostare oggetti. Eppure desidererebbero realmente essere in grado di sviluppare la propria pratica sessuale”.

I social media sono uno spazio in cui la tecnologia riunisce persone che la pensano allo stesso modo. Ma creare spazi online sicuri affinché le persone possano esprimere la propria sessualità può creare sfide imprevedibili, in particolare per le persone con disabilità intellettiva. Poi c’è un altro elemento nuovo da considerare: i “robot sessuali”. I produttori affermano che essi fornirebbero benefici sociali e sanitari alle persone disabili, ma i ricercatori sono propensi a credere che non ci saranno mai prove a supporto sufficienti.

Mentre potrebbe essere possibile guardare all’introduzione dei robot sessuali come forma di tecnologia assistiva (un nuovo modo di provare piacere o di esplorare le preferenze e le capacità del corpo), c’è anche un aspetto tragico: vederli come soluzione alla solitudine delle persone con disabilità (o di chiunque altro), o come rimedio per la mancanza di possibilità realistiche, rischia di perpetuare ed esacerbare l’esclusione sociale e sessuale dei disabili.

La tecnologia non potrà mai sostituire la connessione umana, quindi è fondamentale che le nuove tecnologie sostengano una maggiore inclusione. È un diritto umano essere in grado di esprimere in modo sicuro la propria sessualità e avere la possibilità di vivere una vita con piacere.

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