Scuola, l’autonomia degli istituti non può ledere la legge sull’inclusione

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Evelina Chiocca è la presidente del Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno (CIIS). Fin da quando è emerso, ha continuato a seguire il caso del Liceo di Roseto degli Abruzzi, in cui un’alunna affetta da sindrome di Down continua a frequentare le lezioni in classe con alcuni suoi compagni. “Siamo tornati indietro nel tempo”, ha dichiarato la Chioccia, “quando esistevano le classi differenziate frequentate da alunni disabili con i soli insegnanti di sostegno. Tutto questo sta contravvenendo a qualsiasi indicazione normativa”.

La situazione non riguarda soltanto il Liceo di Roseto degli Abbruzzi. “I docenti di sostegno che stanno lamentandosi di questa situazione sono tanti”, ha affermato la Chioccia. “Purtroppo non possono fare diversamente, nonostante siano arrivati continui solleciti da parte del Ministero”.

Ma cosa è successo al Liceo in questione? La mamma di Anna, l’alunna affetta da Sindrome di Down, ha palesato tutta la sua indignazione verso la pericolosa piega che sta prendendo il sistema scolastico in periodo di pandemia. Tutte le lotte fatte negli ultimi 40 anni a favore dell’inclusione stanno vanificandosi. Per fortuna, questa mamma non si è arresa ed ha chiesto alla scuola di rispettare le regole sull’inclusione, ma quella vera, reale e non sulla carta.

“Prendiamo atto che il Dirigente scolastica ha ascoltato i suoi appelli e siamo felici per questo”, ha affermato la Chioccia. “Dal mio punto di vista, ritengo la sua determinazione coraggiosa, considerando che in altre scuole la frequentazione si è ormai limitata agli alunni disabili e ai loro insegnanti di sostegno. Siccome il Dirigente non ha fatto altro che applicare la legge, la mia speranza che anche gli altri facciano la medesima cosa”.

Il problema è che Governo e Ministero non sono stati chiari sulle disposizioni impartite. Sul DM 89/2020 viene indicato che alla frequenza degli alunni con disabilità in classe deve essere associata l’inclusione, possibile soltanto con l’ingresso di altri alunni, di figli del personale sanitario impegnato a contrastare l’epidemia e di quelli il cui lavoro è fondamentale per il bene dei cittadini. “Tutto questo è sbagliato”, ha affermato la presidente.

“Le classi attualmente composte sono in qualche modo ‘ghettizzate’ da alunni disabili e alunni scolasticamente fragili. La legge dispone che una classe deve essere composta da qualsiasi tipologia di studente e l’autonomia scolastica non può utilizzare prassi che manifestano forme di discriminazione. Purtroppo, i provvedimenti da me letti dicono proprio questo”.

“Nel DPCM del 3 novembre – infatti – viene enunciata la possibilità di frequenza ai soli alunni con disabilità e bisogni speciali. Siamo tornati, insomma, alle vecchie classi differenziali, legislativamente scomparse ma ancora presenti nel sentimento comune. Poco o nulla è valso il provvedimento del Ministero dell’Istruzione del 5 novembre, dove viene affermato che, per garantire l’inclusione, una classe può essere frequentata da alunni con disabilità, con bisogni educativi speciali, con difficoltà di apprendimento telematico, con difficoltà a digitalizzare una lezione a casa, alunni appartenenti a famiglie con genitori impegnati come personale sanitario o in altri servizi pubblici fondamentali”.

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