Perché gli immunocompromessi potrebbero non essere idonei al vaccino contro il COVID-19

anziani

Le persone che hanno un sistema immunitario indebolito sono più esposte ai rischi insiti nell’infezione da COVID-19. Tra queste, coloro che soffrono di cancro o HIV, coloro che hanno subito un trapianto di organi, che assumono corticosteroidi o altri medicinali che inibiscono il sistema immunitario.

Le raccomandazioni degli esperti di salute pubblica invitano tali persone immunocompromesse ad adottare misure per evitare di essere esposte al SARS-CoV-2, tra cui uscire di casa il meno possibile, mantenere la distanza di almeno un metro da altre persone e indossare la mascherina protettiva.

Una domanda adesso sorge spontanea: i vaccini contro il COVID-19 offrono realmente un alto livello di protezione per le persone immunocompromesse?

I dati preliminari su due vaccini, il Pfizer/BioNTech e il Moderna, suggeriscono che possono proteggere dall’infezione sintomatica da coronavirus. Tuttavia, inizialmente non avranno l’approvazione per essere somministrati alle persone immunocompromesse. Tuttavia, questo gruppo potrebbe alla fine beneficiare della vaccinazione diffusa contro il coronavirus.

Immunocompromessi non inclusi negli studi iniziali sui vaccini

Tutti i vaccini devono passare attraverso studi clinici prima di poter essere approvati. I primi studi sul vaccino contro il coronavirus sono stati condotti nella popolazione in generale. Ciò include adulti sani, giovani, anziani e alcune persone che soffrono di diabete o malattie cardiache.

In questi studi sono stati però esclusi i soggetti ad alto rischio o vulnerabili come i bambini, le donne incinte e gli immunocompromessi. Gli studi che coinvolgono questi individui vengono generalmente condotti solo dopo che quelli iniziali sui vaccini sono terminati.

Sebbene la maggior parte delle persone immunocompromesse sia stata esclusa dagli studi iniziali sul vaccino contro il coronavirus, è stato invece incluso un gruppo: le persone dai 65 anni in su. In generale, gli anziani hanno risposte immunitarie meno efficaci, comprese le scarse risposte ai vaccini. Ecco perché questo gruppo riceve ogni anno un vaccino antinfluenzale a dosi più elevate.

Un altro problema con la vaccinazione delle persone immunocompromesse è che alcuni vaccini contengono virus o batteri vivi indeboliti. Ciò, tuttavia, non è il caso dei due vaccini di cui sopra. Questi tipi di vaccini generalmente non causano malattie nelle persone sane, ma possono essere più rischiosi in quelle che hanno un sistema immunitario indebolito. Ad esempio, i vaccini contro la varicella e l’herpes (zoster) non sono raccomandati per questa categoria di persone.

Degli oltre 100 vaccini sviluppati contro il COVID-19, solo pochi utilizzano il virus del coronavirus vivo e attenuato.

L’immunità di gregge protegge i più vulnerabili

Data la mancanza di dati degli studi clinici sull’uso di questi vaccini in persone gravemente immunocompromesse, alcuni esperti pensano che i vaccini non saranno inizialmente approvati per questo gruppo.

Tuttavia, gli immunocompromessi possono ancora beneficiare di una vaccinazione diffusa attraverso quella che è nota come immunità di gregge, la quale si verifica quando un numero sufficiente di persone è stato vaccinato per rallentare la diffusione di un virus. Se verrà vaccinata il 70-75% della popolazione, allora si potrà ragionevolmente presumere che tutti gli altri saranno protetti.

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