La tecnologia odierna tiene veramente conto delle persone disabili?

albert eftpos

Se la tecnologia assistiva, progettata appositamente per i disabili, da un alto ha migliorato la loro vita quotidiana, dall’altro l’ubiquità delle innovazioni spesso ha l’effetto opposto. Il divario continua a crescere, con l’innovazione tecnologica che spesso non tiene conto della disabilità. I messaggi in merito arrivano da diverse parti del mondo: la progettazione iniziale deve coinvolgere adeguatamente le persone disabili.

Prendendo come esempio il touchscreen, molte persone interagiscono giornalmente molto frequentemente con esso. Così come per gli smartphone, i touch sono diventati standard negli sportelli bancomat, nei punti vendita, nei self-service di alcuni supermercati, sugli aerei e gli ascensori. Il touchscreen è da qualche anno presente anche nei fast food e nella gestione degli elettrodomestici.

La mancanza di pulsanti o indicatori tattili su di essi è un problema evidente per le persone cieche e ipovedenti, ma è anche un utilizzo difficoltoso per persone che soffrono di disturbi al sistema nervoso come la sclerosi multipla o il morbo di Parkinson. In poche parole, questo gruppo di persone disabili sono costrette ad orientarsi ricordando diversi set di gestualità per ottenere ciò che vogliono.

Mentre ci sono aziende che lavorano per fornire varie opzione di accessibilità (porte con cuffie integrate negli sportelli bancari), per altre le persone disabili sembrano non esistere. In Australia ad esempio, molto critiche ha ricevuto l’introduzione della macchina Albert EFTPOS della Commonwealth Bank, la quale dispone sì di alcune caratteristiche di accessibilità ma che presentano degli inconvenienti: il touchscreen non è così affidabile, costringendo i disabili ciechi a fornire il proprio pin ai dipendenti della banca, per non parlare di un tutorial audio così contorto da causare ansia.

Dopo il fallimento di varie negoziazioni durate mesi, c’è attualmente in corso una causa contro la banca, basata sulla discriminazione. In questo contesto, diventa importante la correlazione tra design universale e inclusivo, con metodologie atte a progettare prodotti che possono essere utilizzati da tutti, senza la necessità di funzionalità speciali o adattate. Mentre alcune società sono state pionieristiche in tal senso, altre non hanno per nulla considerato questo aspetto nella progettazione di prodotti e servizi.

Dovrebbero intervenire i governi, mettendo in essere una legislazione che garantisca che le nuove tecnologie siano accessibili ai disabili, magari incentivando il settore privato affinché utilizzi la progettazione universale.

Esiste una strada da percorrere: quella di coinvolgere i disabili fin dalla fase di progettazione. Chi meglio di loro sa quali siano i bisogni necessari per un utilizzo ad ampio raggio dei nuovi ritrovati tecnologici? A volte non basta pensare di spuntare semplicemente la casella “adatto per i disabili” per dire di aver raggiunto lo scopo. I test vanno effettuati prima della messa sul mercato, utilizzando magari l’apporto delle persone disabili, le quali possono realmente dire se quel prodotto soddisfi pienamente i loro bisogni.

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