Intel studia i giocatori disabili per rendere i prodotti futuri più accessibili

intelligenza artificiale

I ricercatori di Intel hanno unito le forze per capire il modo con cui gli utenti disabili si avvicinano ai videogiochi e come le loro esperienze possono influire sulle considerazioni che vengono fatte quando si sviluppano strumenti e prodotti futuri. Studiando dozzine di giocatori che convivono con una varietà di impedimenti, Darryl Adams e Jamie Sherman hanno trascorso più di un anno esaminando l’intersezionalità tra videogiochi e disabilità.

L’attenzione di Intel, dalla semplice elaborazione dei chip alle soluzioni rivolte ai clienti, si è evoluta parallelamente ad alcune delle tecnologie che stanno diventando disponibili negli ultimi anni; il team si è reso conto che la ricerca e lo sviluppo richiedevano un modo di pensare diverso.

“Abbiamo iniziato a renderci conto che ci stiamo avvicinando al consumatore con il lavoro che stiamo facendo, quindi è importante non solo creare la tecnologia, ma capire l’utente”, ha spiegato Adams, il responsabile del programma di tecnologie assistive presso l’ufficio per l’accessibilità di Intel. “Stiamo esaminando funzionalità come l’intelligenza artificiale, la visione artificiale e l’elaborazione del linguaggio naturale all’interno del processo. Cosa può fare la visione artificiale per aiutare qualcuno che ci vede poco e cosa possiamo fare per rendergli l’esperienza del computer più naturale? Cosa farebbe di fronte alla capacità colloquiale di un computer? Come cambia il modo in cui qualcuno usa un computer se non può vederlo o toccarlo in modo efficace?”.

Adams soffre di una malattia agli occhi che colpisce lentamente la sua visione periferica. Per poter capire come valutare le persone disabili e aiutare prodotti e servizi a diventare più inclusivi, ha unito le forze con Sherman, uno dei ricercatori di Intel presso il Client Computing Group.

I due si sono resi conto che se il loro lavoro poteva raggiungere milioni di persone in tutto il mondo. Durante la ricerca sulle comunità di disabili e su come personalizzare l’hardware e il software per un utilizzo più ampio, è emerso un problema: il gioco online.

“Volevamo fare alcune ricerche su giocatori competitivi, ma pensavamo a questo come a un’opportunità per essere più inclusivi e per dare voce alla disabilità non solo sporadicamente, ma come parte continua del nostro reclutamento”, ha spiegato Sherman. “Inizialmente, il piano era quello di incontrare giocatori competitivi all’Extreme Masters Tournament in Polonia. Tuttavia, mentre si preparavano a recarsi all’evento a febbraio, il propagarsi dell’epidemia di Covid-19 ha bloccato tutto”.

Osservando alcuni dei modi con cui le persone disabili interagiscono con i giochi e con la comunità di gioco in generale, i ricercatori hanno ritenuto di poter capire meglio come poter ottimizzare i futuri prodotti Intel rivolti maggiormente ai consumatori. Ciò è stato fatto virtualmente registrando quotidianamente diari video sulle abitudini e le routine quotidiane dei volontari e su qualsiasi sfida che avrebbero potuto affrontare lungo il percorso.

“Le persone sperimentano la disabilità in modi diversi, che si tratti di un deficit o di una menomazione per problemi fisici”, ha spiegato Adams. “Se prendi un gruppo che ha la stessa diagnosi, i loro contesti e le prospettive sono diversi, così come sono diverse le loro esperienze di vita”.

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