Bambini disabili dimenticati dal comune di Roma

bambino disabile

La fase 2 inizierà dal 4 maggio. Molti padri e madri di famiglie torneranno a lavorare. E la scuola? Resterà chiusa, fino a quando non è dato saperlo. Figli, quindi, che verranno lasciati da soli a casa. Il premier Conte, durante il monologo televisivo del 26 aprile, ha puntualizzato che il congedo parentale e il bonus baby-sitter continueranno ad essere validi nella nuova fase. Nessuna parola, però, per una categoria particolare: gli OEPA (Operatori educativi per l’autonomia e la comunicazione), ossia quegli assistenti chiamati a facilitare il lavoro degli studenti disabili all’interno della scuola.

Nella capitale sono circa 3.000 e seguono circa 10.000 alunni che presentano problemi diversi. Appartengono a varie cooperative e non fanno parte del personale scolastico, nonostante lavorino nelle scuole. Ciò si traduce in un mancato ricevimento dello stipendio, visto che tutte le scuole di Roma sono chiuse.

Nei primi giorni di marzo Veronica Mammì, assessore alla Scuola, emise una circolare con cui offriva la possibilità di convertire le ore scolastiche degli OEPA in ore di aiuto allo studio a domicilio. A causa dell’opposizione dei sindacati, manifestata in nome di una possibile vanificazione del lockdown, il Campidoglio è stato costretto ad attivare il sostegno a distanza, talaltro previsto dall’articolo 48 del decreto “Cura Italia”, soprattutto per le pressanti richieste dei lavoratori in attesa di risposta.

Il problema è che, da 9 marzo ad oggi, il Campidoglio non ha ancora dato nessuna indicazione sull’esatto modus operandi degli operatori. “Fino ad ora non abbiamo ottenuto risposta”, ha dichiarato Giovanni Alfonsi, segretario Fp Cgil Roma e Lazio. “Addirittura la riunione prevista venerdì con l’assessore Mammì è stata rimandata”.

Vista la latitanza del Campidoglio, la responsabilità di stipulare gli accordi con gli affidatari dei servizi è nelle mani dei diversi municipi. “La situazione di totale confusione in cui versa il comune stranamente è stata per noi un vantaggio”, ha commentato Alfonsi.

“Alcuni municipi hanno iniziato autonomamente a rimodulare i servizi in base ai progetti ricevuti dai gestori. Purtroppo, c’è il rischio che la Corte dei Conti possa contestare il pagamento a fronte di una riduzione delle ore lavorate. In questo senso era importante l’intervento della sede centrale. Sono convinto dell’importanza di una co-progettazione che coinvolga tutti i soggetti attivi, in modo da poter riprogettare, nei prossimi mesi, la dimensione del settore scolastico, con servizi mirati in risposta all’emergenza Covid. Bisogna però fare presto perché, a detta di molti esperti, la scuola dovrebbe riaprire a settembre”.

Il segretario si è poi soffermato sulla situazione di difficoltà in cui versano molte famiglie con figli disabili: “Possiamo davvero pensare che una mamma possa tenere il proprio bambino autistico 11 ore a settimana davanti al PC e stare tutto il tempo con lui? Qualcuno ha chiesto a queste famiglie se hanno questa disponibilità? È davvero questa l’unica soluzione valida? Gli insegnanti sono stati interpellati?”.

Di fronte all’insostenibilità sanitaria del sostegno a domicilio, quello a distanza è pieno di interrogativi. Non tutti dispongono di PC e connessione internet, mentre ci sono bambini o adolescenti con difficoltà comunicative e problemi di attenzione, situazioni che rendono difficoltose le attività dietro lo schermo. Chi pensava che le piattaforme digitali potevano sostituire in toto l’attività scolastica praticata nelle aule evidentemente non ha considerato tutte le varianti esistenti.

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