THIENE (VI) – Provare per credere, anzi per capire. Una rappresentanza del Consiglio comunale dei ragazzi di Thiene, composto da studenti delle scuole medie, per una mattina si è calata nei panni delle persone disabili e ha perlustrato il centro storico a caccia delle barriere architettoniche. Così, seduti su una carrozzina, bendati o indossando delle cuffie isolanti hanno percorso strade a loro familiari, assumendo il punto di vista delle persone colpite da disabilità fisica o sensoriale.
L’iniziativa rientra nel progetto “Una barriera in meno per un sorriso in più”, ideato da Pierluigi Zonzin, lui stesso su una sedia a rotelle, e promosso dall’Ufficio Informahandicap dell’Ulss 4 in collaborazione con Comune, scuole e Consorzio di polizia locale Nordest vicentino.
I ragazzi hanno percorso via Trento e Trieste, Corso Garibaldi, via Fogazzaro e via Corradini, annotando le insidie incontrate. Gli ostacoli verranno ora riferiti all’Ufficio tecnico del Comune in vista delle prossime riqualificazioni urbane.
I problemi principali sono emersi lungo i marciapiedi, spesso troppo stretti e con pedane troppo ripide o inesistenti in corrispondenza delle strisce pedonali. È stata rilevata anche poca attenzione da parte di chi, per sua fortuna, si trova in gran forma. Basta infatti una bici appoggiata ad un muro o una macchina parcheggiata male per impedire il passaggio di una carrozzina od ostacolare chi ha un deficit visivo. Osservato speciale anche il nuovo corso Garibaldi. I grandi marciapiedi e l’assenza delle auto lo rendono accessibile e godibile, ma rimane il problema di alcuni negozi, ancora “off limits” per le carozzine. Crea qualche difficoltà agli ipovedenti la mancata delimitazione tra la carreggiata centrale del Corso, dove passano le bici. «Anche se ci si fida della proria guida – è la riflessione di Maria Gioia, Steven, Alice e Sara che hanno provato a muoversi bendati – si prova una sensazione di estraneità dal mondo. Si vede solo nero»,
Sensazione condivisa anche da Mattia e Benedetta, che si sono spostati con le cuffie: «È come essere messi da parte, perché non si riesce a comunicare o a farsi capire».
Claudia ha fatto da tutor ad un compagno in carrozzina: «Non è come spingere un bambino. Temevo di fare qualche mossa sbagliata e mettere in pericolo il mio compagno».
«L’obiettivo di questo lavoro – ha concluso Pierluigi Zonzin- è quello di abbattere le barriere mentali e culturali, oltre a quelle architettoniche. Una città accessibile è innanzitutto una città sicura e adatta a chiunque, persone disabili, mamme con passeggino, bambini e anziani».
Alessia Zorzan
