Treviso, tassa disabili: un punto alle famiglie

18 marzo 2010

TREVISO – Il Tar del Veneto ha accolto, ma solo in parte, il ricorso delle 50 famiglie che si oppongono alla «tassa sui disabili», la richiesta di contributo agli utenti Ceod prevista dal nuovo regolamento sulla gestione dei centri diurni per disabili. Il tribunale ha stabilito che il contributo può essere richiesto dalla Conferenza dei sindaci dell’Usl 9, ma che la soglia di reddito per l’esenzione è troppo bassa; ha pertanto annullato l’articolo 8 del regolamento che ad essa fa riferimento.

La sentenza costringe, di fatto, l’amministrazione sanitaria a rifare i conteggi. A ricorrere contro il provvedimento furono 50 famiglie che consideravano «illegittima» la richiesta di 30 euro mensili per 11 mesi alla famiglia del disabile ospite del Ceod che percepisce l’assegno di invalidità e di 90 euro a chi invece gode anche dell’indennità di accompagnamento. I giudici hanno annullato il punto del regolamento che prevede una soglia minima di reddito pari a 7.592 euro al di sotto della quale la famiglia è esentata dal versamento del contributo.

«L’irragionevolezza è dovuta al fatto che non si tiene conto delle concrete condizioni di vita di una famiglia che accolga al suo interno una persona svantaggiata – si legge nella sentenza – In particolare del fatto che costituisce fatto notorio la circostanza secondo cui le famiglie dei disabili sono, in maggioranza, famiglie monoreddito, nelle quali le difficoltà economiche sono avvertite in modo speciale in quanto uno dei due coniugi rinuncia al lavoro, e al reddito, per poter assistere il proprio figlio non autosufficiente».

Tre i motivi che hanno spinto, per contro, il Tar a giudicare in parte legittimo il regolamento. Il primo riguarda le modalità «democratiche» con cui è stata presa la decisione, ossia tramite il coinvolgimento delle associazioni (Coordinemento provinciale associazioni handicap, cooperative sociali che gestiscono i Centri diurni, Conferenza dei sindaci). Il Tribunale amministrativo inoltre pone l’accento sulle motivazioni che hanno portato a prendere questa decisione: mantenere il servizio (nonostante le sempre più risicate risorse dei comuni in materia sociale) e le risorse adeguate per portare avanti progetti futuri. In terzo luogo la somma richiesta – pari al 12% dell’ammontare della pensione o dell’indennità percepita – «benchè non trascurabile, non appare eccessiva o sproporzionata», secondo il Tribunale.

Laura Canzian – 18 marzo 2010
L’articolo originale è consultabile all’indirizzo tribunatreviso.gelocal.it

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