Umbria, Fondo non autosufficienza pietra dello scandalo

01 febbraio 2010

A detta dell’assessore alla sanità Rosi sono stati i sindacati a voler eliminare l’assegno di cura per i disabili gravi e non autosufficienti.
A volte chi dovrebbe difendere gli interessi dei più deboli diventa il loro primo “persecutore”. E’ assolutamente vergognoso! C’e’ voluto il question time in consiglio regionale per scoprire chi ha chiesto l’eliminazione dell’assegno di cura in Umbria: la triade dei sindacati con qualche sospetto in più nei confronti della Cisl.
Altrimenti non si comprenderebbe la veemenza e l’enfasi con la quale il segretario generale della Cisl Umbria, Ulderico Sbarra, difende quel guscio vuoto del fondo regionale per la non autosufficienza. Guscio vuoto che al momento non ha prodotto alcun risultato e difficilmente porterà vantaggi: appena 4 milioni (forse) nel 2010 contro i 115 in 4 anni sbandierati dall’Assessore alle politiche sociali Stufara.
Sono stati ricompresi nel computo anche gli stanziamenti destinati all’ADI, Assistenza Domiciliare Integrata (l’ospedale a casa del paziente) che poco ha a che fare con i servizi alle persone non autosufficienti e rappresenta la fetta più cospicua dei finanziamenti.

L’assegno di cura è in uso in tutte le regioni italiane tranne che in Umbria, Toscana, Campania e Calabria.
La vera assistenza domiciliare la si fa con un assistente qualificato, soprattutto se si hanno i soldi per pagarselo. Ecco a cosa serve l’assegno di cura!
Negli ospizi gestiti dalle cooperative o da alcuni privati la cura dei non autosufficienti costa alla Regione Umbria molto di più e, come la cronaca spesso riporta, i poveri anziani vengono anche picchiati e maltrattati. Ecco alcuni esempi:
1) Toscana, Vaglia vicino Firenze: il 23 dicembre un gruppo di anziani in una RSA lasciati per giorni senza riscaldamento con temperature esterne di -5°.
2) Lazio, Tarano vicino Rieti: il 18 gennaio anziani ammassati in un sottotetto legati ai letti, malnutriti e curati, si fa per dire, con farmaci scaduti.
3) Umbria, almeno 3 sequestri di case di riposo da parte dei NAS nell’ultimo anno. In questi giorni al tribunale di Perugia è in discussione il caso di Passignano sul Trasimeno (maltrattamenti e abbandoni).
4) Calabria, anziani spariti da una casa di riposo della curia vescovile!

Cosa vorremmo rispondere alle rappresentanze sindacali dell’Umbria?

Francesco Conti

Commenti (5)

  1. Enrico dice:

    SEMBRA INCREDIBILE!
    Noi paghiamo le tessere e questi ci tolgono cose così essenziali come l’assegno di cura!

  2. Alfio dice:

    In Umbria il centrosinistra chiede di istituire il reddito sociale per disoccupati ed inoccupati.
    Quante possibilità di lavoro,come assistente familiare ,si creerebbero se fosse reintrodotto e potenziato l’assegno di cura?
    E’una partita di giro,tolgono i soldi ai non autosufficienti e li danno ai disoccupati ,con la loro incapacità accentuano il conflitto sociale!

  3. Domenico Bosi dice:

    La Cisl dell’ Umbria ha un’atteggiamento schizofrenico in materia di assegni di cura .
    Dai documenti presenti in rete, si scopre come la Cisl dell’Umbria nella persona del segretario generale territoriale della Fnp Cisl di Perugia Giorgio Menghini
    ha sostenuto”il ripristino degli assegni di cura, bloccati con l’istituzione del Fondo per la non autosufficienza.
    Non è più tollerabile che,-Afferma Menghini- non si riesca ad aiutare in modo appropriato i non autosufficienti, essendo le risorse assegnate non spendibili per supportare queste persone e i loro familiari”
    Ufficio stampa cisl
    16 novembre 2009

    …..forse Ulderico Sbarra (segretario generale cisl Umbria )e Menghini (segretario generale territoriale di Perugia fnp Cisl) dovrebbero accordarsi prima di parlare…..
    Anche perchè l’ Umbria è l’unica regione d’Italia ove i pensionati che pagano la tessera ai sindacati superano i lavoratori .

  4. Mauro dice:

    Con li PRINA (PIANO REGIONALE INTEGRATO PER LA NON AUTOSUFFICIENZA) la mia Regione l’ Umbria ha inteso disciplinare tutte le problematiche afferenti la non autosufficienza,ma soprottutto, a mio modesto avviso, implementare tutte le clientele e gli affari con il giro delle solite cooperative .
    un caro amico,che lavorava presso una cooperativa sociale, è stato licenziato perchè non vota in Umbria ,quel posto di lavoro serviva a qualcuno come merce di scambio.
    Tutto ciò sulla pelle di disabili e non autosufficienti,oltre che di giovani precari.
    Quale speranza c’è che venga ripristinato l’assegno di cura nel piano regionale per la non autosufficienza ?
    Quei soldi, originariamente destinati alle famiglie con disabili, fanno gola a troppi furbi !

  5. Franco dice:

    Sono 2000 in Umbria le persone non autosufficienti assistite nelle rsa per una spesa complessiva della Regione di oltre 40 milioni di euro !
    Con la stessa cifra ,riservata dalla Regione all’ integraziopne delle rette delle rsa , si potrebbero erogare ben 8000 assegni di cura .
    Nemmeno e’ giusto fare come la Toscana ,la quale subordina l’erogazione dei contributi all’assunzione di una badante.
    Di fatto le famiglie più povere non potranno avvalersi del contributo stesso ,se non si hanno i mezzi per pagare l’intero stipendio di una collaboratrice familiare poco cambia con 300 euro al mese in più.
    La conseguenza ?
    Proprio le famiglie a basso reddito saranno costrette a far richiudere i propri cari nelle case di riposo.

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