Società, lavoro e supporto medico visti dalle persone disabili

Il numero di persone disabili in tutto il mondo non è solo notevole ma anche in crescita, ed i modi in cui vengono classificati, percepiti e gestiti dai datori di lavoro variano in modo sostanziale. Ciò che le unisce è il pericolo di discriminazione, impoverimento e cattiva salute, che impone costi ingenti individualmente e sulla società in generale.

Le stime dell’Organizzazione internazionale del lavoro suggeriscono che 1 miliardo di persone, o una su sette, della popolazione mondiale, ha una disabilità; 800 milioni di loro sono in età lavorativa. Quattro quinti sono nei paesi in via di sviluppo e tra questi ci sono fino a 200 milioni di adulti con notevoli difficoltà di deambulazione.

L’onere è destinato ad aumentare ulteriormente poiché le persone vivono più a lungo e condizioni croniche come il diabete aumentano. Tra le persone colpite vi sono alcune che hanno una disabilità sensoriale fin dalla nascita, altre con problemi di salute mentale sorti in età adolescenziale e altre ancora che hanno sviluppato complicazioni man mano che invecchiano, tra cui alcune direttamente correlate al lavoro.

Uno studio della Global Burden of Disease, sostenuto dall’ONU, utilizza come base di calcolo gli “anni vissuti con disabilità”, superato dai principali disturbi depressivi e dalla schizofrenia. Stima che tre quarti delle condizioni di disabilità potrebbero beneficiare del sostegno alla riabilitazione, che è limitato nella maggior parte dei paesi.

Susan Scott-Parker, responsabile di Business Disability International, un consorzio di imprese che lavora sull’argomento, afferma che un adulto su tre tra i 50 ed i 64 anni potrebbe soffrire di disabilità. “È semplicemente una parte inevitabile di ciò che significa essere umani” afferma.

Ciò che sembra chiaro è che le persone con disabilità soffrono di difficoltà oggettivamente sproporzionate nel mondo del lavoro. In genere hanno avuto meno accesso all’istruzione, hanno difficoltà ad essere reclutati e promossi e lamentano la mancanza di accesso al supporto psicologico e agli adattamenti fisici atti ad aiutarli sul posto di lavoro.

La tecnologia offre senza dubbio il potenziale per facilitare la demolizione delle barriere, ma spesso ha esacerbato la disuguaglianza. I sistemi di reclutamento elettronico, ad esempio, possono spesso escludere quelli con problemi alla vista, mentre i test psicometrici possono eliminare le persone nello spettro autistico.

Di conseguenza, la partecipazione al mercato del lavoro è relativamente bassa per le persone con disabilità, in particolare per le donne. Tuttavia, gli studi suggeriscono che escludere le persone con disabilità dall’occupazione costa ai paesi fino al 7% del PIL grazie alle minori entrate in termini di produttività, imposte, con costi sociali e medici più elevati.

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