I problemi etici nell’applicazione di un occhio bionico

occhio bionico

Il famoso poeta e scrittore John Milton definì la cecità una sventura soltanto nel momento in cui chi ne soffre non è capace di accettarla. Purtroppo a cotante parole non corrisponde spesso l’enorme forza d’animo che ci vuole per sopportare un tale handicap.

Poi c’è una differenza molto importante e da non trascurare: c’è ci nasce non vedente e chi lo diventa, per malattia o incidente, nel corso della vita. Nel primo caso l’accettazione è più semplice perché la visione del mondo esterno manca dalla nascita, nel secondo caso ci troviamo di fronte ad un dramma umano difficilmente sopportabile.

Come sempre, il progresso medico-tecnologico riesce a far fronte a diverse problematiche che non lasciano agire l’individuo col pieno possesso delle proprie capacità motorie-percettive.

Alcune forme di cecità attraverso l’utilizzo di un occhio bionico è da tanti anni nella mente creativa di vari ricercatori. Molta strada è stata fatta in questo senso e la visione bionica è riuscita a ripristinare un certo grado di percezione visiva in pazienti che presentano una degenerazione maculare senile o retinite pigmentosa, che spesso rende completamente ciechi. La speranza futura è di riuscire a ridare completamente la vista attraverso l’utilizzo di occhi bionici.

Sorgono però alcuni quesiti: è eticamente giusto dotare di vista elettronica colui o colei che non hanno altro modo per vedere? E se la tecnologia funziona male causando ai pazienti una visione distorta della realtà? Chi sarà il responsabile di questo forte impatto sociale?

La protesi retinica funziona stimolando elettricamente la retina, facendo il lavoro dei fotorecettori che vengono uccisi dalla malattia. Attualmente fornisce al paziente soltanto dei piccoli lampi di luce su scala di grigi che sono vagamente correlati alla presenza di oggetti nel campo visivo centrale ma non dà la possibilità per adesso di distinguere tra facce, numeri, leggere testi o prendere decisioni in modo indipendente.

Se questo attuale problema verrà risolto in futuro, quale sarà l’impatto sulla realtà di una persona a cui sono stati impiantati degli occhi bionici? Potrebbe causare una violazione dell’autonomia individuale ad un livello per adesso sconosciuto. L’autonomia complessiva che un impianto bionico visivo può portare non è fuori discussione; da vagliare sono semmai le capacità messe in campo per ovviare all’espletamento di alcune problematiche quotidiane.

Ad esempio, l’incapacità dei pazienti di distinguere i numeri o leggere dei testi potrebbe portarli ad una errata interpretazione la quale causerebbe delle perdite materiali nella gestione delle loro finanze. Oltre a questo, interpretare erroneamente l’espressione facciale di una persona porterebbe ad un giudizio distorto della stessa in un contesto sociale; oppure il non saper distinguere i segnali stradali potrebbe metterla in pericolo. Insomma, le interpretazioni della realtà dettate dall’occhio bionico potrebbero causare una errata percezione della realtà.

Sono diverse le malattie che portano alla cecità e differenti le risposte psicofisiche ad un determinato stimolo; ogni persona reagisce in modo differente ad una determinata cosa e quindi il rischio di commettere errori nella percezione della realtà trasmessa bionicamente non sarà uguale per tutti.

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