Musei accessibili, tra tecnologie e semplice buon senso

musei accessibili

Da un po’ di anni a questa parte i musei italiani (e non solo) stanno tentando di trasformarsi in “musei accessibili”, ovvero in musei capaci di aprire le porte ed ospitare le persone disabili.

Per questo motivo si stanno provando ad adeguare moltre strutture già esistenti e a creare quelle nuove con una progettazione di fondo che sia in grado di abbattere le barriere architettoniche. Un museo accessibile deve perciò avere dei servizi igienici accessibili ma anche garantire la presenza di rampe o ascensori, di porte e piattaforme elevatrici utili per assicurare una mobilità tutto tondo; ma un museo che vuol rendersi realmente a portata di disabile deve far propri solo questi accorgimenti? Non esattamente.

O meglio, per quel che riguarda i disabili motori può anche essere sufficiente, ma in natura esistono molte varianti della generica parola “disabile”: ci sono ad esempio i disabili uditivi che potebbero aver bisogno di un interprete LIS, di descrizioni rese tali anche medianti la lingua dei segni e di sottotitoli nel caso dei filmati. Sono accortezze che per chi non sente risultano determinanti, e che volendo si possono apportare anche senza stravolgere tutto quanto il museo (si potrebbe ad esempio valutare l’inserimento di una guida conoscitrice del linguaggio dei segni per determinati giorni della settimana).

Per i disabili visivi, invece, l’accessibilità nei musei può esser resa possibile mediante delle audioguide dettagliate e percorsi tattili, così come tramite descrizioni di opere o materiale informativo trasformati in Braille. E per quel che riguarda le disabilità intellettive, nessun problema: chi vuole adattarsi può farlo mediante l’attivazione di percorsi mirati a queste persone, mediante la formazione di personale che sia in grado di supportare questi visitatori speciali e così via.

L’uso avanzato della tecnologia aprirà fronti ancor più entusiasmanti, ma per il momento sarebbe già tanto cercare di sfruttare i mezzi che ci sono e, soprattutto, dotarsi di buon senso: di disabili motori, uditivi, visivi e intellettuali che vorrebbero visitare i musei d’Italia ce ne sono a volontà. Tutto sta a sforzarsi un minimo per far sì che il diritto alla conoscenza e il piacere della cultura possano venire assicurati a chiunque senza alcuna forma di discriminazione.

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