FISH rigetta decreto su inclusione scolastica: “Una presa in giro”

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E’ una bocciatura senza se e senza ma quella della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH) in merito allo “Schema di decreto legislativo recante norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”, l’atto di cui abbiamo parlato in questi giorni come “delega sull’inclusione scolastica”. Ebbene, la Federazione presieduta da Vincenzo Falabella boccia il testo di legge uscito dalle stanze del governo che in teoria dovrebbe favorire l’inclusione scolastica degli studenti con disabilità.

I motivi? Innanzitutto, fa notare Falabella, questo testo non introduce nulla di realmente concreto, anzi, su alcune questioni compie persino qualche passo indietro. “Temi come la continuità scolastica, la garanzia di sostegno adeguato, la formazione dei docenti, la qualità scolastica, la corretta valutazione dei bisogni e delle potenzialità degli alunni disabili, la programmazione sostenibile, la rivisitazione intelligente di ruoli, competenze e responsabilità sono tutte state tradite secondo il nostro punto di vista. In termini più schietti potremmo definire la presa di posizione del governo come una grossa presa in giro!”.

Di fronte a queste considerazioni, il presidente Falaballa propone una serie di proteste e mobilitazioni in tutta Italia affinché il governo sia spronato a rivedere la delega sull’inclusione scolastica. Tra le maggiori criticità rilevate dalla FISH v’è la misura sul numero massimo di alunni che ci possono essere in una classe in cui siano presenti anche alunni con disabilità: se prima era “20 di norma e 22 in casi straordinari”, ora diventa “di norma 22”. Quindi il governo ha di fatto aumentato, seppur di poco, quello che prima era un limite di gran lunga più accettabile.

Un altro elemento che non piace affatto sta nell’eliminazione delle prove differenziate per il conseguimento del diploma, spesso previste per gli alunni affetti da una disabilità intellettiva o da una pluriminorazione. “Queste prove – fa notare la FISH – erano fatte in modo differenziato tenendo conto delle capacità dell’alunno, e gli permettevano di avere il diploma in caso avesse raggiunto gli obiettivi del Pei e migliorato le proprie capacità”. “Ora invece restano solo le prove equipollenti, che chiedono all’alunno di raggiungere gli obiettivi nazionali: se non riuscirà, non potrà avere il diploma, ma solo l’attestato di frequenza”.

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