Disabili, pagelle città per città: vince Torino, male il Sud

sclerosi laterale amiotrofica

In Italia ci sono città e paesi dove i disabili possono permettersi di condurre una vita (quasi) normale, e altri dove essere in carrozzina significa dover andare incontro a un’epopea fatta di ostacoli, barriere e maleducazione. Come al solito insomma c’è un’Italia spaccata a metà con un Centro Nord che prova a rendere più facile la vita di chi è in carrozzina, e un Sud che fatta salva qualche rara eccezione continua ad arrancare.

Di questa classifica ne è leader Torino, che con un punteggio di 8 su 10 si aggiudica il titolo del capoluogo di regione più a portata di disabili in Italia. Torino condivide però gli 8 punti con altre città quali Cremona, Ferrara e Siracusa. A seguire troviamo Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Verbania tutte con un punteggio di 7.5; e poi ancora Reggio Emilia, Trieste, Milano e Latina con un punteggio di 7. A fare peggio Napoli, Roma e Venezia che non superano il 4. Per non parlare poi di Prato e del suo misero 2.5, fino ad arrivare a toccare il fondo con Agrigento, Campobasso e L’Aquila ferme a un 2 in pagella.

Bruno Bettoni, presidente dell’Anmil e della Fand, federazione che raccoglie le più grandi associazioni di disabili, commenta: “Ci sono zone d’Italia in cui la situazione sta migliorando, ed altre in cui invece peggiora”. “Guardando la nostra classifica – continua Bettoni – è evidente che dove le amministrazioni hanno deciso di investire nell’abbattimento delle barriere architettoniche, la vivibilità è migliorata un po’ per tutti quanti. Creando città accessibili si pensa al futuro in cui l’invecchiamento della popolazione richiederà sempre più città “facili” per gran parte dei cittadini”.   Bettoni si dice soddisfatto del percorso fatto a livello pubblico nell’abbattimento delle barriere, dove “in generale uffici, ospedali e Asl sono accessibili anche grazie ai fondi erogati in passato”.

Il dramma, a parere delle associazioni, sta semmai nei negozi, nei ristoranti e nei bar che restano off limits per una buona percentuale di casi. Secondo Bettoni è tutto un fatto di cultura: “E’ solo un fatto di cultura, esatto. E’ un po’ come se si pensasse che un disabile non abbia il diritto o la necessità di recarsi al negozio da solo”.

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