Disabili e lavoro, ma non solo: a che punto è l’Italia?

I disabili molto spesso vengono quasi ignorati come se fossero invisibili. Poco rispetto anche da parte delle Amministrazioni varie; basti pensare che sono assenti dalle priorità dell’agenda del governo e della nuova manovra finanziaria, assenti dal reale dibattito pubblico sulle emergenze del Paese.

Non servono semplici leggi-manifesto che affermano solo dichiarazioni di principio, né bastano risorse-tampone trovate sempre all’ultimo e da definire anno per anno” spiega il Presidente nazionale ANMIC Nazaro Pagano, che aggiunge: “Chiediamo per prima cosa di far applicare le leggi esistenti e di trovare finalmente per i disabili risorse certe ed adeguate. Questo è l’unico modo per avviare una seria programmazione pubblica degli interventi assistenziali su scala nazionale in materia di non autosufficienza, per  poter fornire così una reale parità di trattamento sul territorio”.

Se il presente è incerto, il futuro appare nebbioso. L’ ANMIC, oltre ad asserire che l’assistenza pubblica è destinata ad implodere, mette sul banco le cifre: sono oltre 3 milioni sono i parenti che oggi convivono e prestano cure a familiari affetti da gravi disabilità o da patologie legate ad es. all’invecchiamento altamente invalidanti, come ictus o demenze.

Secondo le stime Ocse, nel 2050 in Italia ci saranno ben 74 ultra 65enni ogni 100 abitanti adulti (fra i 20 e i 64 anni) e sostenere questa situazione sarà complicatissimo; è quindi necessario mettere in atto una riforma sostenibile in grado di garantire quella assistenza domiciliare che oggi è realizzata attraverso servizi e prestazioni talvolta presenti a macchia di leopardo nel nostro Paese. Una minore disparità di trattamento territoriale e prestazioni sicure, insomma, per un piano di riforma da attuarsi in misura concreta, anche con la consultazione delle associazioni delle persone con disabilità.

Se guardiamo al mondo del lavoro la desolazione soprattutto giuridica è davvero disarmante. La legge che disciplina il collocamento mirato di un disabile prevede la possibilità assurda, per i datori di lavoro, di pagare un contributo esonerativo invece di assumere, magari con incentivi, le persone disabili.

“Come può la legge 68/99, che disciplina appunto il collocamento – chiede il Vicepresidente ANMIC Alberto Mutti – consentire di pagare invece che collocare? Non deve essere concesso a nessuno di scambiare i posti di lavoro previsti per le persone disabili con il denaro.” Una legge piena di contraddizioni ed eccezioni che consentono al datore di lavoro la richiesta di esonero.

Il risultato è che tra gli aventi diritto ad un posto di lavoro e i disabili realmente collocati rimane un abisso. Gli ultimi dati disponibili risalgono al 2013 perché il Governo non ha ancora presentato i dati del biennio 2014-2015, nonostante avesse l’obbligo di farlo entro il 30 giugno dello scorso anno. In sintesi: su 680 mila disabili aventi diritto, solo 18 mila sono i collocamenti.  In termini percentuali, la cifra è dunque sconvolgente: nemmeno il 3%. Ogni cento disabili, nemmeno tre trovano lavoro.

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