Comune condannato per aver negato centro estivo a bambino disabile

bambino disabile

Nonostante la mamma ci abbia provato in ogni modo, alla fine il piccolo Marco non ha potuto frequentare il centro estivo. A distanza di un anno però giustizia è stata fatta: il Comune di Missaglia, in provincia di Lecco, è stato condannato dal Tribunale per discriminazione. La sua colpa è stata quella di aver escluso il piccolo bambino disabile dal Centro estivo programmato per l’estate 2016.

La storia

Marco è un bambino affetto da un ritardo psicomotorio globale, malattia per la quale gli è stata riconosciuta un’invalidità al 100%. Nonostante questo, il Comune non aveva accettato la sua richiesta di iscrizione al Centro estivo per dei fantomatici “lavori di ristrutturazione” che non avrebbero potuto permettere al bambino l’accessibilità di cui aveva bisogno. Il giudice però non ha voluto sentire ragioni: la condotta tenuta dal Comune di Missaglia è stata ingiusta, anzi, discriminatoria. E ora, per quel suo comportamento, il Comune stesso dovrà sborsare un risarcimento danni di mille euro ai genitori del bimbo, oltre ovviamente a coprire le loro spese legali.

Soddisfatta della sentenza è la Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha), che per voce del suo presidente Alberto Fontana ha spiegato: “Questa sentenza ci ha lasciati soddisfatti, perché ci ricorda quanto sia importante agire per far emergere e contrastare discriminazioni di cui sono vittima le persone con disabilità”.

“Questa decisione – ha aggiunto l’avvocato Gaetano De Luca del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi – costituisce un importante precedente giurisprudenziale che potrà essere usato in futuro da altre famiglie, laddove gli Enti Locali dovessero fare resistenza o porre dei limiti alla frequenza di un centro estivo da parte dei loro figli disabili”.

La famiglia del piccolo Marco, da parte sua, ha fatto notare come già nel 2015 avessero provato ad iscrivere il figlio al Centro estivo, ma all’epoca gli erano state garantite solo sei ore di assistenza a settimana. Nel 2016 invece il bambino era stato persino rifiutato perché erano in corso lavori di ristrutturazione. “Erano lavori pianificati da tempo – ha spiegato la mamma – e comunque mi chiedo perché questi problemi avrebbero dovuto interessare solo mio figlio”.

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