REGGIO EMILIA – Si è incantenato davanti alla sede Inps di Reggio Emilia poiché “non mi viene riconosciuta la pensione di inabilità al lavoro e non ho più soldi per andare avanti. Non l’ho fatto solo per me, ma anche per i tanti che sono nella mia stessa condizione. Quelli dell’Inps devono vergognarsi”.
Massimo Ferrante, da Barco di Bibbiano, ha raccontato a Il Resto del Carlino di essere un invalido civile dal 2001 in seguito a una caduta in moto; da allora percepisce una pensione di 270 euro che tuttavia non gli basta per vivere e mandare avanti la famiglia. “Mi hanno dato l’invalidità permanente al 75%, ma nonostante tutto questo secondo loro io posso lavorare. Però in 10 anni non mi hanno mai chiamato dall’ufficio di collocamento invalidi per propormi un impiego”. Sommerso dai debiti per un’attività andata fallita, Ferrante deve anche pagare le rette dell’asilo delle figlie, “320 euro al mese. L’assistenza sociale non mi dà quasi niente. Ho chiesto il sussidio in Comune, ma niente; un aiuto per bollette e affitti, niente. L’anno passato mi hanno dato un buono alimentare di 100 euro, ecco tutto. Ho un debito di 1.000 euro con l’asilo e se non lo pago le bambine a settembre non ci potranno tornare. Se andiamo avanti così non so dove posso arrivare”.
L’uomo aveva già fatto richiesta per la pensione di inabilità al lavoro nel 2008, ma la domanda gli era stata respinta. “Ho quindi fatto ricorso, anche se l’Inps lo nega. Poi ho fatto di nuovo la domanda e la visita: il medico non ha nemmeno guardato le carte e mi ha chiesto se era tutto come prima. Io gli ho detto che ero peggiorato e lui mi ha risposto che posso benissimo lavorare seduto. Ora mi rivolgerò ancora ai sindacati e vedrò cosa posso fare. Però se faccio ricorso mi toccherà pagare altri soldi”.
Interpellato in merito, il direttore provinciale dell’Inps Stefano Speranzoni ha affermato che l’istituto eroga “circa 20.000 prestazioni annualmente, quindi può capitare che qualcuno sia scontento. Il giudizio medico-legale è di natura tecnica. Nessun dirigente od operatore può sovvertirlo, salvo in casi macroscopici. I criteri sono così restrittivi per evitare gli abusi. Le persone non contente del giudizio, che è sempre opinabile, possono fare ricorso, chiedere una nuova visita assistita dal proprio medico e ottenere giustizia. Le norme forse sono stringenti, la pensione di inabilità difficilmente viene concessa, ma ci sono norme precise e un’attenzione alle regole. Bisogna pensare a quanto costa mantenere una persona per 50 anni”.
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