Nell’episodio dell’antiquario di Abano Terme che nelle settimane scorse si è tolto la vita non c’entra la crisi economica. Si tratta invece di una storia di disperazione e solitudine sociale. Il settantenne si è suicidato impiccandosi e i due figli disabili non hanno potuto che attendere per giorni che qualcuno venisse a soccorrerli. Il dolore per un’esistenza, con la preoccupazione sempre più grande per il futuro dei figli, l’anziano genitore l’ha testimoniato in una lettera ai parenti: «non pensate a me, non voglio un funerale, abbiate solo cura dei miei figli».
Questa triste storia ha riportato luce sul tema dei disabili non autosufficienti e sull’enorme impegno che i familiari dedicano loro ogni giorno, spesso con scarsa attenzione della società. Una drammatica domanda tormenta i genitori di figli non autosufficienti: che ne sarà di mio figlio quando io non ci sarò più? Prendersi cura e garantire un futuro ad anziani ed adulti non in grado di vivere da soli dovrebbe rappresentare un dovere morale e una responsabilità civile per lo Stato.
Nei giorni scorsi un’azione di sensibilizzazione nei confronti delle Istituzioni è stata intrapresa. Il Network Non Autosufficienza (NNA), infatti, ha chiesto al Governo Monti di dare il via alla riforma nazionale dell’assistenza alle persone non autosufficienti, così da disegnarne un diverso futuro per questi cittadini. La riforma, un Patto per le persone non autosufficienti, che potrebbe essere siglato in pochi mesi, dovrebbe essere sottoscritto dallo Stato insieme a Regioni e Comuni. Secondo il Network esiste ampio consenso tra gli esperti sulle azioni da intraprendere; tutti sanno “cosa bisognerebbe fare”, ma il nodo è quello di “cominciare a farlo”. Inoltre, secondo i promotori, per avviare la riforma sarebbe necessario uno sforzo economico marginale per il bilancio pubblico. Il Patto proposto, composto di quattro aree tematiche, contiene una visione strategica di medio periodo (2012-2017) e alcune azioni per iniziare a tradurla in pratica.
In tutt’altro contesto Lorenzo de’ Medici scriveva che “del doman non v’è certezza”. Ebbene, se questo ritornello ha pieno senso per i cosiddetti normodotati, immaginarsi come per coloro che non dispongono di sufficienti risorse fisiche il peso di quest’incognita si moltiplichi. Anche per questo, sollecitare la creazione di soluzioni che abbiano l’obiettivo di garantire una dignitosa qualità della vita alle persone non autosufficienti deve diventare una richiesta imprescindibile per ciascun cittadino che abbia a cuore una società più giusta.
Ivano Abbadessa
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