NAPOLI – Gli errori del bisturi e gli orrori della burocrazia. Uscita dalla sala operatoria, con un devastante ictus che lha resa cieca e paralitica, è finita in un beffardo ingranaggio della burocrazia. E da cinque anni, tra aule di tribunali, perizie mediche e una sorta di inammissibile palleggio tra gli uffici della stessa Asl, Maria Rosaria Maese, 41 anni, casalinga di Grumo Nevano, oltre al devastante trauma di un futuro senza luce, inchiodata per sempre su una sedia a rotelle, aspetta la pensione di invalidità e lassegno di accompagnamento.
Le sue condizioni fisiche, il fatto di non avere figli e parenti vicini, hanno costretto il marito Salvatore Chiatto, 47 anni, imbianchino, a mollare per forza il lavoro, e a dedicarsi giorno e notte allassistenza e alle esigenze minime quotidiane della moglie. «Viviamo, di fa per dire, con appena duecento sessanta euro al mese» dice Maria Rosaria Maese, che ci ha accolto con un sorriso che non ti aspetti, nella sua abitazione di via Maiello a Grumo Nevano. «Che vanno via con il fitto. Per il resto, viviamo di elemosina.
Quella che ci fanno le suore della parrocchia della Madonna del Buon Consiglio». Non cè astio. Non avverti nemmeno una punta di rancore, ne per il suo sciagurato destino, («Così ha voluto Nostro Signore») e nemmeno verso chi dovrebbe accertare questi gravissimi stati di disabilità. Il racconto di Maria Rosaria Maese, è da brividi. «Sono entrata in ala operatoria il 19 ottobre del 2007. Mi dovevano asportare una cisti ossea alla spalla. Qualcosa è andata storto. Qualche medico non è stato attento e venti giorni dopo, dopo un altro ricovero in rianimazione, ho perso la vista, luso del braccio destro e quelle delle gambe».
Il calvario di questa donna è nel racconto del marito: «Abbiamo presentato la domanda per linvalidità e per quella della cecità alla fine del 2007. E otto mesi dopo, ci hanno convocato nella sede Asl di SantAntimo. Abbiamo portato tutta la documentazione attestante la irreversibilità della paralisi e della perdita della vista».
Qui, accade una cosa incredibile. Inaccettabile. La commissione, valuta solo la veridicità della paralisi agli arti. E non solo non concede lassegno dellaccompagnamento, ma si rifiuta di valutare la cecità, perché per questa disabilità bisogna rivolgersi al distretto di Frattamaggiore. E dopo due anni è mezzo di attesa, dallInps arriva una pensione di 240 euro per linvalidità, ma nemmeno un centesimo per laccompagnamento. Una miseria.
Qualcuno consiglia a Maria Rosaria Maese, di rivolgersi ad un avvocato, per presentare ricorso, e una nuova domanda per laccertamento per la cecità. E siamo al 24 aprile del 2010, e la burocrazia impazza alla grande. Un anno dopo, esattamente nel maggio del 2011, quando un perito nominato dal tribunale, convoca Maria Rosaria Maese per una visita. «Immaginate già le difficoltà che ho, anche per uno spostamento di poco conto» continua questa vittima della burocrazia, che aggiunge: «Lo studio del perito era al terzo piano, e per prendere lascensore, bisognava salire una decina di scalini. Una cosa impossibile per una carrozzina. Il medico è sceso nellandrone, mi ha dato unocchiata, poi ha esclamato: «Relazionerò al presidente del Tribunale, limpossibilità ad effettuare la visita, che faremo a casa vostra».
È trascorso un anno. La perizia domiciliare non è stata ancora effettuata. La commissione dellAsl di Frattamaggiore, quella per la cecità, non lha ancora convocata, e quei 240 euro di reddito sicuro, valgono ancora meno. Roba da Procura della Repubblica, magari lo stesso magistrato che ha scovato centinaia di disabili che tali non erano.
Marco Di Caterino
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