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notizie> 29 marzo 2012

Scala, la madre di una disabile: mia figlia discriminata a teatro

MILANO – «Mia  figlia discriminata alla Scala». È la denuncia della mamma di una ragazza disabile, arrivata nei giorni scorsi alla Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità. Siamo al 2 febbraio, e al Piermarini è in programma un concerto organizzato nell’ambito di una promozione rivolta a giovani e anziani. In platea, c’è anche la classe di Alessia, 15 anni, tetraplegica, cieca e con un grave deficit cognitivo: «Giunti al teatro — si legge nella mail — la responsabile del coordinamento tra la Scala e le scuole segnala di non essere stata avvisata della presenza di Alessia e sottolinea la fortuna dovuta al fatto che Alessia è l’unica in carrozzina presente in sala». Ce ne fosse stata un’altra, «si sarebbero visti costretti ad accoglierne una soltanto».

Il posto riservato non è comunque dei più confortevoli: si trova in fondo alla platea e in pendenza. Non basta. «Dopo alcuni “vocalizzi” (definiti così dalla signora, ndr) di Alessia — informa la Ledha — vengono accompagnate fuori e invitate a seguire la rappresentazione da uno schermo nel foyer». A quel punto, la signora porta via la figlia: «Credo sia inaccettabile pensare di respingere all’ingresso una persona in carrozzina se all’interno del teatro ne è già presente un’altra». E ancora, «il Cine Teatro S. Luigi di Concorezzo (Comune di residenza di Alessia, ndr) ha provveduto a rimuovere due poltrone nelle file centrali per poter alloggiare eventuali carrozzine».

Secondo la Ledha, la quindicenne «è stata oggetto di una condotta discriminatoria». Non la pensa così la Scala, che risponde all’associazione con una mail dell’ufficio stampa: «Il teatro rispetta tutti gli obblighi di legge riguardo all’accesso delle persone diversamente abili, ma, essendo un edificio progettato e costruito nel 1778 e come tale protetto dalla Sovrintendenza alle Belle Arti, dispone di soli due posti a fondo sala per carrozzine, che vengono regolarmente occupati quasi tutte le sere». E lo spazio riservato ad Alessia? «È l’unico disponibile, segnalato e concesso da Sovrintendenza e organi di vigilanza». E l’allontanamento? «In un luogo in cui un ascolto concentrato e silenzioso è parte costitutiva dell’esperienza, nessun rumore, commento o suono dalla platea può essere ammesso». La conclusione: «Non si riesce a ravvisare alcuna discriminazione».

Di parereopposto i legali della Ledha, che parlano di «evidente discriminazione per motivi di disabilità e situazione contrastante con la normativa in materia di eliminazione delle barriere architettoniche». La legge impone alle sale per spettacoli almeno due posti riservati a persone con ridotta capacità motoria per ogni 400 e almeno altri due spazi liberi riservati per le persone su sedia a rotelle, predisposti su pavimento orizzontale: al Piermarini ci dovrebbero essere almeno 24 posti. «Credo che il Comune debba intervenire subito — attacca Franco Bomprezzi, portavoce di Ledha — perché a Milano non si possono tollerare situazioni come questa, fortemente penalizzanti per i disabili».

Nicola Palma
La versione integrale di questo articolo è disponibile all’indirizzo: www.ilgiorno.it

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