ROMA – A due passi dalla Breccia di Porta Pia, adunata generale di invalidi di guerra davanti al Ministero di Tremonti. Il presidente dell’Associazione Italiana Ciechi di Guerra, Italo Frioni, ha chiamato a raccolta a Roma gli iscritti da tutta Italia per protestare in via XX Settembre: un’uscita pubblica per denunciare la situazione insostenibile in cui sono costrette a vivere centinaia di persone, dimenticate dal governo, che pur avendone tutto il diritto non riceveranno il contributo economico previsto da un’apposita legge dello Stato.
La protesta riguarda gli “assegni di accompagno” negati. Militari che hanno dato un occhio, un braccio o una gamba per fare il loro dovere – ma anche civili colpiti da ordigni bellici ritrovati in tempo di pace – non riceveranno i 900 euro mensili di contributo per coprire il costo della persona che li assiste. Per il 2010 sono ben 286 gli aventi diritto “non beneficiari” in quanto non sono stati stanziati fondi aggiuntivi e quelli disponibili non sono sufficienti.
Si tratta di un problema annoso, che si trascina fin dall’approvazione della legge 288/2002 con la quale è stato istituito un assegno in sostituzione dell’accompagnatore militare, perché questo provvedimento fin dall’inizio non è mai andato a regime e nel 2005 – con l’abolizione della leva obbligatoria – il problema si è acuito e il personale di leva destinato a queste attività non è stato sostituito. Senza contare il fatto, poi, che queste persone – spesso molto anziane – già menomate nel fisico devono anche affrontare una vera e propria via crucis per vedere rinnovato di anno in anno questo contributo che copre solo in minima parte le spese necessarie per vivere in autonomia.
Anche chi riceve questa “pensione risarcitoria” deve armarsi di santa pazienza e anticipare le spese: le domande presentate a dicembre del 2009 verranno liquidate a maggio di quest’anno. Cioè dopo ben 18 mesi. Una situazione intollerabile anche perché l’apposito capitolo di spesa (il 1316, ndr), come sottolinea il presidente Frioni: “Ogni anno viene decurtato del 15% e nell’ultima legge di bilancio hanno tolto da quel capitolo ben 92 milioni che sono andati a finire altrove”.
Come se non bastasse ci si mette di mezzo anche la burocrazia: ogni anno gli aventi diritto devono comunque presentare domanda – attraverso una trafila fatta di certificati, permessi, bolli e quant’altro – e tutta la pratica finisce in un apposito ufficio competente del Tesoro in Via Casilina dove viene esaminata per dare il via libera al contributo. Ma perché mai un cieco di guerra che ha perso la vista e che è stato ritenuto idoneo al beneficio deve ripresentare la pratica ogni anno?
Manuel Massimo
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