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cronaca> 16 agosto 2010

Tribunale, Barriere architettoniche ostacolano l’accesso ai disabili

LOCRI (RC) – La casa della legalità dove vengono fatti valere i diritti di tutti. Non è forse questo un Tribunale? Dovrebbe . Ma molto spesso sono proprio questi luoghi di giustizia a trasformarsi nei primi teatri di ineguaglianze, ancora più odiose se compiute verso i soggetti più deboli come i disabili. Migliaia sono gli euro spesi ultimamente per il rifacimento della facciata del Tribunale Penale di Locri, che sorge in Piazza Fortugno , ma neanche un centesimo è stato destinato per l’ abbattimento delle innumerevoli barriere architettoniche che impediscono a chi possiede handicap di raggiungere i vari uffici collocati nell’edificio. Caro disabile devi recarti all’ufficio carichi pendenti o alla cancelleria situati entrambi al primo piano? Questo non puoi farlo.. ma vuoi mettere il divertimento di fare su e giù dall’efficentissima rampa di cemento che si trova nell’ingresso principale ma che ti lascia nell’atrio del pian terreno? Come raggiungere gli altri due piani se si è costretti su una carrozzella? per il momento questo rimane un mistero. Ma non finisce mica qui. L’edificio risulta sprovvisto anche dei servizi igienici appositamente studiati per le persone affette da handicap come prevede l’articolo 8 del Decreto del Presidente delle Repubblica del luglio 1996 per l’eliminazione di tutti quegli ostacoli fisici che sono fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità ridotta o impedita in forma permanente o temporanea. La situazione non migliora certo al poco distante Tribunale Civile dove l’unico ascensore dello stabile, che ricordiamo qualche mese fa prese fuoco, potrebbe appena contenere una sedia a rotelle ed in ogni caso risulta sprovvisto di segnalazione sonora o visiva dell’arrivo al piano per tutte quelle persone con ridotte capacità visive o uditive . Ma intanto rifacciamo facciate, statue e altari commemorativi. La legalità non è solo battersi il petto e gridare alla ndrangheta .

Anna Laura Tringali
L’articolo originale è consultabile all’indirizzo www.larivieraonline.com

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