PONTEDERA – La giornata di Lucrezia è iniziata presto alle prime luci dell’alba. Quest’oggi l’attendeva un ‘bel’ viaggio in treno con partenza da Pontedera. Sembra emozionata per questa piccola grande avventura anche se sono state molte le difficoltà che ha dovuto affrontare. Ha soltanto 8 anni, ma è già consapevole che convivere con la disabilità non è affar da poco. L’aspettiamo al suo ritorno al binario 3 con il papà Bruno Buti.
La piccola, disabile al cento per cento, si sposta con la sedia a rotelle. Fortunatamente una serie di interventi le ha permesso di migliorare negli anni la sua condizione e adesso è in grado di muoversi con le stampelle per brevi tratti ma con grande fatica. Il treno si ferma e dobbiamo camminare a lungo per raggiungere la prima carrozza, l’unica dove Lucrezia ha trovato una sistemazione ‘di fortuna’ con la madre. Sabrina Montorzi si affaccia dall’uscita e chiede aiuto al marito: “Bruno siamo qua, dacci una mano a scendere”.
In due riescono a calare la sedia a rotelle a terra e a sostenere la figlia mentre a piccoli passi si appresta a scendere i gradoni della porta. “Da sola non potrebbe farcela — sussurra amaramente Bruno — La stazione è piena di scale sia per raggiungere il sottopassaggio che il binario. In più i treni sono alti e per un disabile è impossibile accedervi senza essere assistito”.
A terra le cose non sono certo migliori. Con il supporto della sedia a rotelle Lucrezia raggiunge la prima rampa. Si aggrappa alla ringhiera con una mano e con l’altra afferra la stampella, scende uno scalino per volta. Lucrezia è una bambina forte e coraggiosa, dice che vorrebbe trasferirsi a Firenze «perché lì riesce a spostarsi meglio». La situazione della stazione pontederese è in effetti disarmante.
Sabrina ce ne dà la conferma: “Dobbiamo essere in due ad assisterla perché nella stazione pontederese non è previsto alcun tipo di assistenza”. Superato il primo ostacolo se ne presenta immediatamente un secondo. Le scale per raggiungere l’uscita della stazione sono tante e ripide. Bruno afferra la sedia a rotelle, Sabrina sorregge la bimba. Serve tempo, serve pazienza. Una pazienza che i passanti che superano Lucrezia sulle scale sembrano non avere. Ma queste sono storie ordinarie nella vita di un disabile.
Elisa Capobianco
(www.lanazione.it)
