istruzione> 05 luglio 2010

Pordenone, Vincente l’iniziativa sui bimbi Down

PORDENONE – Svolta legislativa. Un bambino Down lasciato senza assistenza e sostegno scolastico perchè figlio di immigrati non residenti in provincia da abbastanza tempo da aver “maturato” diritti. Era accaduto nella civile provincia di Pordenone, in applicazione alla legge regionale 6 del 2006, penalizzando in questo modo un bimbo disabile e i suoi genitori, entrambi laureati, entrambi occupati.
Bene, vicende come questa non si ripeteranno più. In consiglio regionale «il Pd – spiega Paolo Pupulin, consigliere regionale – ha presentato un emendamento che ripristinava l’articolo 4 della legge 6/2006, all’epoca varata dal centro-sinistra, nella sua formulazione originaria, cancellando le modifiche imposte dalla Lega Nord». Le modifiche imposte dal Carroccio di fatto «negavano i servizi sociali come asili nido, scuole materne, assistenza domiciliare ai cittadini comunitari residenti in regione da meno di 3 anni e agli extracomunitari in genere». Una norma che è stata impugnata dal Governo, che ha citato la Regione davanti alla Corte costituzionale, e che cozzava contro la Convenzione dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità, e anche la Convenzione sulla protezione dei diritti dei lavoratori dei migranti e delle loro famiglie.
«Per uscire da questa situazione abbiamo deciso di depositare un emendamento» e a quel punto, «messa alle strette la giunta a sua volta ha presentato un altro emendamento, che è stato approvato, che assume sostanzialmente i contenuti della nostra proposta variandone solo poche parole. La consideriamo quindi – prosegue Pupulin – non tanto una nostra vittoria, ma una vittoria della ragione, e soprattutto dell’iniziativa straordinaria messa in campo dalle associazioni dei disabili e in particolare di quella down. Determinante è stato certamente l’impegno dell’amministrazione comunale di Pordenone, che ha mantenuto una posizione di grande valore e coerenza, ma soprattutto ripaga la “mamma coraggio” egiziana che ha sfidato burocrazia e insensibilità diffuse per difendere il futuro prezioso del proprio figlio. Ha intrapreso una lotta che sembrava impari perchè non accettava una concezione rozza dei rapporti sociali, proprio in un paese come l’Italia che aveva scelto per la sua storia nobile di diritti civili. Confidiamo – conclude Pupulin – che questa vittoria di una piccola “Davide” su un arrogante “Golia”, costituisca una lezione per recuperare l’idea di una effettiva politica di integrazione di questi “nuovi italiani”». (e. d.g.)

Messaggero Veneto — 04 luglio 2010

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