ROMA – Immediato stralcio dell’innalzamento della percentuale di invalidità necessaria per la pensione e contestuale avvio di un “percorso di revisione e adeguamento del sistema di accertamento dell’invalidità civile e stato di handicap”, con di pari passo la realizzazione di un’attività di contrasto al fenomeno dei falsi invalidi. Il tutto “con la piena ed attiva partecipazione del movimento delle persone con disabilità e di chi le rappresenta”. E’ la strada indicata dal Consiglio direttivo dell’Anffas in una lettera indirizzata alle quattro più alte cariche dello Stato: il presidente della Repubblica Napolitano, i presidenti di Senato e Camera, Schifani e Fini, il presidente del Consiglio Berlusconi.
L’associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale formula considerazioni generali sulle norme relative all’invalidità contenute nella manovra approvata dal governo a fine maggio e ora all’esame del Parlamento per la conversione in legge. La richiesta è quella di “porre rimedio alla grave situazione” determinata dal testo approvato dal Consiglio dei ministri, che “colpisce in maniera ingiustificata ed indiscriminata tutta una serie di persone e famiglie alle quali dovrebbero essere garantiti, in via prioritaria, diritti umani e civili”, sanciti dalla Costituzione e dalla Convenzione Onu ratificata dall’Italia. L’innalzamento dal 74 all’85% della soglia per l’assegno mensile di assistenza di fatto – sottolinea l’Anffas – “esclude dalla platea dei beneficiari di tale minima, eppure tanto importante, provvidenza tutta una serie di persone che sicuramente si trovano in una situazione di svantaggio, tra cui, in maniera particolarmente eclatante, le persone con sindrome di Down”. Fra i penalizzati, anche persone “con disabilità intellettiva e/o relazionale che già vivono in una situazione spesso discriminante e sono sempre più prossime, insieme alle loro famiglie, ad un progressivo impoverimento sociale ed economico”: a tal proposito l’Anffas ricorda il rapporto del Cisf dedicato alla famiglia dal quale “emerge inconfutabilmente lo stato crescente di povertà delle famiglie con all’interno un persona con disabilità”.
Ma l’osservazione principale dell’Anffas è quella che i provvedimenti di contrasto al fenomeno dei “falsi invalidi” non porteranno risultati “in assenza di un serio e complessivo adeguamento del sistema di accertamento dell’invalidità civile e stato di handicap, unito ad una costante formazione e di chiare indicazioni per i deposti a tali importantissime valutazioni”. E’ allora necessaria la “revisione del sistema degli accertamenti per le persone con disabilità ed il riordino delle relative provvidenze economiche”, seguendo il dettato dell’art. 23 della legge 328/2000, e la concreta applicazione dei principi espressi nella Convenzione Onu, attraverso interventi che rendano “concreti strumenti quali l’Icf (Classificazione internazionale del funzionamento della disabilità e della salute) e le scale Sis (Scala dell’intensità dei sostegni), definiti dall’Oms come mezzi condizionanti di classificazione”. Il tutto accompagnato dalla definizione dei Livelli essenziali di assistenza e delle prestazioni sociali, provvedimenti ancora fermi “nel cassetto”.
“La nostra associazione, presente con oltre 250 strutture associative sull’intero territorio nazionale, cui fanno riferimento circa 14.000 soci) è costretta a registrare – continua l’Anffas – che le visite di accertamento spesso durano pochi istanti e sono condotte con modalità e procedure che sovente umiliano le persone con disabilità e le loro famiglie”. E’ necessario dunque creare le condizioni perché gli accertamenti “diano la reale possibilità di comprendere caso per caso la vera situazione dedicando ad essa tutto il tempo, l’attenzione e la competenza che ciò richiede”. Una rivoluzione che è possibile solo con una riforma complessiva del sistema. (ska)
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