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cronaca> 15 maggio 2010

Padova, “Mio padre è un falso invalido”

PADOVA – Lui è un anziano ultrasettantenne padovano, quasi cieco, e padre di due figli. L’Inps, riconoscendo la sua invalidità decide di concedergli un sussidio mensile. Che però non basta al suo sostentamento. Anche perché accanto all’uomo, data la sua invalidità, deve essere sempre presente una badante. Il cui costo per l’anziano non è più sostenibile. E allora in suo aiuto arrivano i servizi sociali che si rivolgono al Tribunale per ottenere dai figli (un maschio e una femmina) un ulteriore sostegno economico capace di garantire al papà un’esistenza dignitosa.

Analizzato il caso, il giudice padovano stabilisce che il fratello e la sorella, debbano, entrambi, corrispondere al papà un assegno mensile di circa 300 euro. Decisione che la donna sembra accettare, ma alla quale il fratello si oppone categoricamente. E non solo, perché decide di spingersi ben oltre il semplice rifiuto. Così, per dimostrare che il padre non è invalido come invece continua a dichiarare, assume un investigatore privato e lo piazza per un periodo di tempo a monitorarne, e a documentarne, attività e spostamenti. Tanto che al termine dell’indagine, corredata da diverse foto, il panorama sembra ribaltarsi. L’anziano infatti in alcune immagini sarebbe ritratto nell’orto di casa intento a zappare e a prendersi cura dei pomodoro. In altre a passeggiare solo, per strada, senza l’aiuto della badante. Che intervistata, sempre dall’investigatore privato assunto dal figlio, confermerebbe il fatto che il settantenne in alcune circostanze uscirebbe di casa senza di lei, da solo, nonostante la sua miopia ritenuta invalidante.

Adesso il rapporto, infarcito di scatti fotografici e puntuali testimonianze, è finito in Procura, sul tavolo del pubblico ministero padovano Sergio Dini, accompagnato dalla denuncia del figlio che accusa il papà di essere un falso invalido e per questo motivo di non volergli assolutamente corrispondere il supplemento alla pensione stabilito dalla sentenza del tribunale. Denuncia che ora il sostituto procuratore vaglierà con attenzione, per capire se effettivamente possa configurarsi, per l’ultrasettantenne, il reato di truffa ai danni dello Stato.

Matteo Bernardini
L’articolo originale è consultabile all’indirizzo www.gazzettino.it

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