Più aziende consapevoli delle opportunità derivanti dall’inserimento mirato di lavoratori disabili: dopo un 2009 difficile, il 2010 si apre all’insegna di una serie di iniziative in tema di diversity, nell’attesa che divengano operativi gli incentivi previsti dall’ultima Finanziaria per le agenzie per il lavoro che favoriscono il collocamento di disabili.
Lo scorso 22 aprile si è tenuto a Milano l’open day Diversitalavoro (www.diversitalavoro.it) organizzato dall’Ufficio nazionale antidiscrimazioni razziali, Fondazione Sodalitas, Synesis career service e Fondazione Adecco per le pari opportunità. Un evento che ha permesso a circa 350 professionisti disabili di incontrare i recruiter di 18 aziende e di ottenere un centinaio di offerte di lavoro. Numeri forse modesti, che mandano però un segnale importante al mondo imprenditoriale italiano: valutare i lavoratori in base ai loro talenti e non al loro handicap.
Se pienamente accolto, il cambio di mentalità – insieme al miglioramento delle condizioni economiche – potrebbe offrire buone opportunità per ridurre il gap creatosi nel mercato del lavoro dei disabili nel del 2009. Secondo le prime stime della Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish), gli inserimenti potrebbero essere diminuiti anche del 50% rispetto al periodo pre-crisi, scendendo da una media di 30mila collocamenti l’anno ad appena 15mila nei 12 mesi passati. Un crollo tanto più grave se si considera che i disabili in Italia sono quasi 3 milioni e gli iscritti alle liste di collocamento più di 750mila.
Monica Forbice, recruitment manager di Ibm Italia (www.ibm.it, sezione «La mia Ibm – Lavorare in Ibm»), commenta così l’evento Diversitalavoro: «L’open day ci ha permesso di raccogliere un gran numero di curriculum su cui effettuare anche selezioni future. I profili che cerchiamo maggiormente includono laureati in ingegneria, matematica e fisica, ma anche diplomati in ragioneria, periti tecnici e informatici». Il 2009, ammette la responsabile, è stato “un anno difficile che ha visto una riduzione di tutte le assunzioni, non solo per i disabili. Nel 2010 gli inserimenti torneranno ad aumentare». Tra le aziende partecipanti a Diversitalavoro anche L’Oreal (www.loreal.it, sezione Carriere). «Siamo stati tra i promotori dell’iniziativa – commenta Cristina Scialino, direttore per l’Italia delle risorse umane del gruppo – che dimostra i passi da gigante che sono stati fatti in Italia negli ultimi anni sul fronte della disabilità. Per migliorare ancora, bisogna sensibilizzare i dipendenti e i manager delle aziende. Capita che i disabili nascondano la propria condizione ai datori di lavoro e ai colleghi, per paura di essere discriminati. D’altro canto, però, bisogna anche responsabilizzare i lavoratori con handicap, che spesso sono consapevoli dei propri diritti ma non dei doveri». In precedenza, Scialino ricopriva lo stesso incarico a Parigi, e commenta così le differenze tra i due Paesi: «In Italia c’è più calore umano, maggiore solidarietà da parte dei colleghi verso chi soffre di handicap. In Francia alcuni strumenti per facilitare l’incontro tra offerta e domanda di lavoro sono più avanzati: penso alle agenzie di somministrazione specializzate proprio in disabili».
Nonostante queste esperienze positive, Pietro Barbieri, presidente di Fish, è convinto che «la questione dell’occupazione dei disabili non è ancora affrontata adeguatamente. Mancano strumenti concreti e controlli ispettivi che garantiscano il flusso di assunzioni: tutto dipende dalla volontà dei singoli territori. I provvedimenti ministeriali che hanno esonerato alcune aziende dal rispetto delle quote obbligatorie seguono criteri perlopiù ingiustificati. Penso alle banche, che certo hanno risentito della crisi ma non hanno effettuato licenziamenti: perché esonerarle?». Il presidente individua comunque alcuni segnali di speranza per il futuro: «In provincia di Catania ci sono numerosi casi di studi legali e professionali che, pur non avendo obblighi di legge da rispettare, hanno assunto disabili: un buon esempio per il resto del Paese. L’Italia, inoltre, per prima in Europa ha messo in campo i servizi pubblici di integrazione lavorativa, per inserire le competenze di neuro-psichiatri e operatori della mediazione nel processo di selezione delle risorse umane da parte delle aziende. Una pratica che dovrebbe diventare sistema».
Andrea Curiat
(www.ilsole24ore.com)
