“Posti ai ciechi nelle forze armate per centralini e intercettazioni”

24 febbraio 2010

CAGLIARI – «Perché non consentire l’arruolamento dei giovani ciechi, ipovedenti e disabili fisici nei servizi militari e nelle forze dell’ordine per essere addetti ai servizi di comunicazione, quali il 112, il 113, il 115, le intercettazioni telefoniche?». La proposta viene da Bachisio Zolo, cieco dalla nascita e direttore regionale dello Ierfop, un istituto che si occupa da quasi vent’anni di formazione e inserimento professionale dei disabili e, in particolare, dei non vedenti.
La proposta non sarebbe neppure originale. Ci sono, infatti, precedenti storici: «La presenza dei ciechi nelle forze armate – spiega Zolo, che è insegnante di storia – non è nuova per il nostro Paese. Durante la seconda guerra mondiale i giovani ciechi furono chiamati alle armi per essere adibiti alla segnalazione degli aerei nemici con gli aerofoni. Molti di loro furono esposti in prima linea, riscuotendo apprezzamento per il modo con cui assolsero al compito assegnato. Qualcuno è anche morto sul campo. Altri sono stati insigniti di medaglie al valore.
«I ciechi e i disabili – continua Zolo – oggi sono preparati a livello professionale in molti settori. Attività quali l’uso dei centralini più sofisticati, le registrazioni e la decodifica dei messaggi sono particolarmente congeniali alle residue capacità lavorative dei non vedenti».

Federico Sedda
la Nuova Sardegna — 23 febbraio 2010

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