PAVIA – Il suo Comune gli chiede 47mila euro di contributi per l’assistenza scolastica alla figlia autistica. E lui fa ricorso: «L’istruzione non è un diritto»? Il Comune in questione è un piccolo centro della Lomellina, che non viene citato per tutelare l’anominato della minorenne. La ragazzina, di 12 anni, frequenta il Dosso Verde di Pavia. Da tempo i genitori hanno ingaggiato un contenzioso, che ora è sfociato nelle vie legali, con l’amministrazione del Comune in cui risiedono a partire dall’interpretazione di una legge che regola l’assistenza scolastica e il trasporto verso la struttura che la ragazzina è costretta a frequentare. Oltre agli insegnanti di sostegno, che sono pagati dallo Stato, alla 12enne sono stati infatti prescritte, sulla base di una relazione dell’Asl, 25 ore settimanali aggiuntive di assistenza per favorire l’integrazione.
Il servizio viene erogato da una cooperativa. Chi lo paga? La legge lascia spazio all’interpretazione: parla di “obbligo” degli enti locali a fornire il servizio, ma non dice a chi spetta l’onere economico. Così ogni Comune si comporta in maniera diversa, anche tenendo conto delle proprie risorse.
«Il mio Comune – spiega il genitore – mi chiede il 75 per cento di contributi. Praticamente pago il servizio quasi per intero. Così tra assistenza scolastica e trasporto alla struttura, mi trovo a spendere come padre circa 2mila euro al mese. Non chiedo l’elemosina, ma solo che venga riconosciuto a mia figlia il diritto all’istruzione come tutti. La richiesta del Comune, invece, è discriminatoria. Non ci sono le risorse? Credo sia più una questione di priorità di interventi». Così il genitore si è rivolto a un legale, l’avvocato Claudia Sclavi, e ha impugnato le cartelle esattorali davanti alla commissione tributaria. Sul caso hanno preso posizione le associazioni che si occupano dei diritti dei disabili.
Maria Fiore
la Provincia Pavese — 02 febbraio 2010
