E’ un medico disabile: l’Ausl “deve” licenziarla

30 gennaio 2010

RIMINI – Disabile al cento per cento, licenziata dall’Ausl dopo il verbale della Commissione medica del ministero dell’Economia che l’ha ‘dispensata dal lavoro’. Luana Venturi è una psichiatra che ha vinto un concorso indetto dall’Azienda sanitaria undici anni fa e, fino all’agosto scorso, ha svolto regolarmente la professione per la quale è stata assunta nei servizi psichiatrici territoriali.

Poi la notizia del suo licenziamento e da allora e, non fa fatica a nasconderlo, la caduta nella disperazione. Dopo i primi mesi di comprensibile choc, però, è arrivata la rabbia e la ferma convinzione che quel licenziamento fosse una grande ingiustizia, così ha deciso di presentare ricorso.

“Prestavo servizio nella struttura di via Asili Baldini – racconta -, una palazzina fuori norma dal punto di vista delle barriere architettoniche. Io sono su di una carrozzella e, spesso, non riuscivo a salire nemmeno al secondo piano in quanto non c’è l’ascensore, ma solo una sorta di piattaforma per il sollevamento che il più delle volte non funzionava. Senza contare che nemmeno i servizi igienici sono attrezzati per ospitare una persona in carrozzella”.

La dottoressa Venturi fa presente che questa situazione le impediva anche di partecipare alle riunioni con i colleghi. “Ho fatto presente tutta questa serie di problemi all’Ausl – prosegue – e, nell’ottobre 2008, ho chiesto di essere trasferita in un’altra struttura dove poter svolgere appieno la mia professione. Mi viene risposto che la cosa è possibile, ma poi non succede nulla. A quel punto ho chiesto di poter fare una visita medica che comprovasse la mia necessità per un collocamento mirato”.

La visita, come racconta sempre la dottoressa, viene effettuata nella sede provinciale della Commissione medica del ministero dell’Economia, ma l’esito è quello peggiore: “dispensata dal lavoro”. Il verbale, naturalmente, viene recapitato all’Ausl che prende atto del giudizio della Commissione e comunica il licenziamento della psichiatra.

“Chiedevo solo di poter lavorare in un’altra sede, ho sempre dato tutta me stessa in quello che facevo, tanto che chiudevo l’anno con circa 150 ore di servizio in eccesso – afferma – e ora invece mi trovo qui, a 53 anni, senza uno stipendio e disperata perché attraverso la laurea e questo lavoro ero riuscita ad acquisire autostima, cosa non facile per una persona nelle mie condizioni. Adesso è tutto finito”.

La dottoressa afferma che da questo mese è arrivata una piccola pensione “da 6/700 euro perché io non ho raggiunto nemmeno la contribuzione minima e questi soldi non mi bastano certo”. Sembra di capire che il parere della Commissione medica del ministero sia invalicabile da parte di qualsiasi ente pubblico, non solo dall’Ausl: se la persona viene dichiarata “dispensata dal lavoro” non si può fare nulla se non avviare la pratica di licenziamento.

Monica Raschi
29 gennaio 2010 – Il Resto Del Carlino

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