ROVIGO – E’ un grido di aiuto quello lanciato dall’associazione ‘Città senza barriere’, da anni impegnata nel volontariato a sostegno delle persone disabili. Un grido di aiuto lanciato per abbattere i muri della burocrazia e del denaro, nella speranza di poter portare a totale compimento i suoi due più grandi progetti, la casa ‘Diamante’ e la casa ‘Rubino’: due comunità di alloggio, la prima riservata a dieci ragazzi con handicap fisici e mentali, la seconda predisposta ad accogliere quattro persone in coma vegetativo.
La casa ‘Diamante’, una struttura di prima qualità in via Bramante, a fianco di Casa Serena, è unica nel suo genere a Rovigo, ed è stata studiata per ospitare giorno e notte una decina di persone, accudite dai volontari e da educatori specializzati. Lo scopo di questa comunità si basa soprattutto nel dare accoglienza proprio a quei ragazzi che, nel caso in cui i genitori venissero a mancare, si ritroverebbero abbandonati a sé stessi.
Inaugurata nel dicembre 2007, purtroppo la comunità non ha ancora avuto le possibilità per entrare in azione a pieno regime: “Abbiamo la possibilità di accogliere ben dieci persone, ma finora ne ospitiamo solamente quattro — ha spiegato il presidente dell’associazione ‘Città senza barriere’ Tullio Areggio — Purtroppo da tempo ci ritroviamo in condizioni di non poter operare in totale autonomia”.
Secondo quanto spiegato dal presidente, nel tempo sarebbero sorte delle complicazioni a livello economico e burocratico, che hanno fatto inceppare la macchina organizzativa della comunità: “Stiamo sollecitando la Regione Veneto e l’Ulss 18 per avere delle convenzioni per ospitare altri pazienti — ha detto — Abbiamo lavorato tanto per poter accogliere dieci persone, ma fino a questo momento ci hanno dato il via libera per ospitarne molte meno”.
Al problema delle convenzioni, si aggiunge il problema economico: “Siamo stati costretti a farci un mutuo di 70mila euro per poter sostenere tutte le spese, e pagare la cooperativa che ci fornisce gli operatori. Dalla Regione non si vede una lira, e noi da soli non ce la facciamo”.
E a fronte del mancato aiuto da parte delle istituzioni, il presidente Areggi minaccia addirittura di andare dal Prefetto: “E’ incredibile che ci siano strutture importanti come questa, unica nel nostro territorio e che non vengano sostenute. Si costringono i rodigini ad uscire dalla città per cercare il medesimo aiuto altrove”.
Ma i punti interrogativi non si fermano qui, coinvolgendo anche l’altra casa di accoglienza, la comunità ‘Il rubino’ per persone in stato vegetale. Iniziata quasi sei anni fa, al giorno d’oggi è ancora un cantiere aperto: “La Provincia di Rovigo è troppo lenta nel sostenere il progetto, senza parlare delle complicazioni burocratiche che ci sono con la Regione e l’Ulss 18 — ha spiegato Areggi — rischiamo veramente di non inaugurarla più”.
Costata 550mila euro, la comunità di accoglienza ‘Il rubino’ si presenta ora come un insieme di pareti e muri mai ultimati, che rischiano di restare impigliati nei nodi della burocrazia, privando così chi ne ha bisogno di un servizio fondamentale per i malati e per le famiglie polesane.
Lucia Bellinello
Il Resto Del Carlino – 27 novembre 2009

