CAGLIARI – Giuseppina Vincentelli al telefono parla con la voce spezzata dall’angoscia: ieri il marito ha cominciato a digiunare. Se si aggiunge che il fisico di Salvatore Usala è già minato dalla Sla, si può ben comprendere quale sarà il loro stato d’animo nei prossimi giorni.
Perché questa forma di protesta estrema? Salvatore Usala lo spiega nelle prime righe di una lettera aperta inviata circa un mese fa al vice ministro alla Salute. Ferruccio Fazio. Che all’accorato appello non ha mai risposto. ‹‹Noi malati di Sla ci sentiamo soli e abbandonati. Ci dite di pazientare ma non capite che nel frattempo tanti muoiono perché non vogliono pesare sui loro cari, altri perché non hanno un minimo di assistenza o perché sono disinformati. Di queste morti voi siete corresponsabili, non fate nulla, state silenti sulla riva del fiume, indifferenti al passaggio dei cadaveri››.
E poco oltre: ‹‹Faremo una proposta dettagliata di quello che vogliamo e in caso di diniego non occuperemo strade e aeroporti, perché siamo pochi e gravemente disabili ma stabiliremo una data precisa e proclameremo lo sciopero della fame e in seguito della sete. Ci vedrete liberamente scegliere di morire e voi sarete i mandanti di un omicidio premeditato››. L’estrema protesta cominciata ieri da Salvatore Usala insomma, era stata ampiamente annunciata. E nessuno, a Roma, ha dato ascolto al suo appello. ‹‹Tutto tace. A quella lettera mio marito non ha mai ricevuto risposta – dice Giuseppina Vincentelli tentando di nascondere la commozione -. Si sono comportati come se Salvatore non esistesse e non avesse scritto niente. Ha inviato una mail al ministero anche poco prima di iniziare lo sciopero della fame: niente di niente. Mio marito peraltro non è l’unico ammalato che ha deciso di sospendere l’alimentazione: allo sciopero delha aderito anche Giorgio Pinna, che deve fare i conti con la Sla da diciotto anni››.
Nella missiva, Salvatore Usala invocava l’assistenza di operatori specializzati da un minimo di due a un massimo di 24 ore a seconda dei casi, avendo così la garanzia di poter fare affidamento su un servizio di fisioterapia per almeno cinque giorni a settimana. E ancora: la fornitura del comunicatore computerizzato per “restare aggrappati alla vita”. Dal ministero non è mai arrivata risposta, malgrado Salvatore Usala faccia parte anche della commissione regionale sulla Sla insediata giorni scorsi dall’assessorato regionale alla Sanità.
Pablo Sole
la Nuova Sardegna — 05 novembre 2009
