PAVIA – La strada non è l’unico ambiente dove l’architettura “crea” la disabilità: anche stare in casa per i disabili può essere complicato, soprattutto dove il disagio fisico incontra quello mentale. La preoccupazione dei genitori di figli in questa situazione è dunque quello che comunemente viene chiamato il «Dopo di noi», ovvero, come fare a garantire ai figli un futuro adeguato dopo la propria morte, perché non debbano essere rinchiusi in comunità e possano ancora vivere la città.
L’Anffas ha ricevuto dal Comune nei mesi scorsi due locali al Loghetto per far partire un progetto di educazione alla casa, punto di partenza per un piano più ampio, e con i finanziamenti della Fondazione Cariplo si potrà iniziare la sistemazione della struttura. Spiega Gian Luigi Pietra, membro Anffas ed ex docente di ingegneria edile-architettura: «L’idea è creare un alloggio con apparecchiature di domotica che rendano agevole la permanenza dei nostri ragazzi permettendo la gestione integrata e facilitata della casa – continua Pietra -. Inizieremo con esperimenti di due o tre giorni con gruppetti di ragazzi che, una volta terminato il percorso, potrebbero andare ad abitare insieme in microcomunità». Queste non potranno però restare isolate, completamente indipendenti: «Questa modalità di intervento avrebbe il vantaggio di liberare posti per i casi più gravi nelle comunità del territorio, ma le microcomunità devono essere collocate in contesti con forti connotazioni sociali, come gli oratori, perché i ragazzi avranno sempre bisogno di una rete soft di appoggio».
Risolto il problema della casa, resterebbe quello della mobilità in città: «Non si tratta solo di barriere fisiche – spiega Pietra – per un disabile conta anche la possibilità di orientarsi, e questo vale anche ma per tutte le categorie deboli a partire dagli anziani». Un esempio? Se le destinazioni dei bus lampeggiano o scorrono, per un disabile o un anziano spesso è difficile leggere. A Pavia manca una segnaletica semplice fatta di colori dominanti che indichino percorsi plurisensoriali. «E’ costruendo senza cura – dice Pietra – che creiamo l’handicap: se facciamo una scala e poi la rampa, discriminiamo una persona, se facciamo solo la rampa la persona normale non ha difficoltà, e il disabile ha la stessa possibilità di accesso degli altri». (a.ghez.)
la Provincia Pavese — 27 ottobre 2009
