BELLUNO – Gli era stato riconosciuto il diritto all’indennità di accompagnamento dal tribunale, ma la commissione dell’Inps di Belluno gliel’ha sospesa in attesa di accertamenti. Negli ultimi tempi capita anche questo ai bellunesi che, secondo quanto stabilito dal decreto Brunetta, sono stati convocati per una visita dall’Istituto di previdenza, per verificare il diritto o meno all’invalidità civile di cui hanno goduto fino ad oggi. E l’Anmic insorge: «Non vengono date nemmeno le motivazioni per questi provvedimenti».
Il presidente dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili, Armando Targon, sulla questione commenta sconsolato: «Siamo disperati, così non si può andare avanti. Come si può togliere un diritto che è stato sancito anche da un tribunale? Siamo davvero ai casi limite».
Quello che Targon critica non è certo il fatto che al 3% dei bellunesi che gode di una invalidità civile venga sospesa l’erogazione dell’indennità, ma il fatto che dall’Inps, assieme alla lettera in cui si comunica il provvedimento, non venga allegata alcuna motivazione. «E così, se uno intende fare ricorso, non sa nemmeno come muoversi, visto che non conosce la causa di questo provvedimento e non ha in mano nessun verbale dell’Inps. E la cosa peggiore», continua il presidente dell’Anmic, «è che una persona debba persino restituire quanto avuto prima della sospensione. Se uno ha i soldi può anche restituire un paio di mesi di pensione di invalidità, ma se uno vive con quella, allora la situazione si fa più seria. E questo perchè, a quanto pare, la motivazione dovrebbe arrivare da Roma. Insomma, si sta facendo una gran confusione».
Chi ha avuto la sospensione è rinviato alla commissione provinciale dell’Usl, la stessa che gli ha dato l’invalidità, per una nuova valutazione. La difficoltà, quindi, dell’associazione è stabilire i motivi contro cui iniziare una azione legale. «La causa si fa ugualmente, però si può comprendere come si possa controbattere a qualcosa che non si conosce. Siamo davvero in una situazione incredibile». (p.d.a.)
il Corriere delle Alpi — 18 settembre 2009

yuva:
é probabile che tutto ciò serva a scoraggiare i disabili
a ricorrere ai tribunali per far valere i propri diritti
e ottenere un po di giustizia, lo dimostra il fatto che
anche se c’è un riconoscimento da parte di un tribunale e quindi da nientemeno che da un organo che fa parte dei tre poteri della nostra costituzione,il tutto può essere reso nullo da un decreto di un ministro megalomane con sogni di gloria.