SALERNO – Ha 73 anni. Affetta da adeno-carcinona al colon, ha subito la resezione dell’intestino. Si sottopone a chemiorerapia. All’improvviso le è stata revocata l’indennitá di accompagnamento. Ed ora il figlio ha iniziato una vera e propria crociata.
A disposizione di chi si trova nella sua stessa situazione per dare il via ad un’azione legale contro l’Inps per capire se esistano delle responsabilitá ed a carico di chi. E’ destinata ad avere un clamore nazionale la presa di posizione di Giovanni Rosati, medico nocerino, consigliere comunale e, in questo caso, comune cittadino colpito da un provvedimento che etichetta come «iniquo». Alla sua mamma, 73enne, è stata revocata, infatti, l’indennitá di accompagnamento nonostante, affetta ad adeno-carcinoma al colon, abbia subito l’asportazione di una parte dell’intestino e sia in trattamento chemioterapico per la presenza di metastasi nel suo corpo.
Il 10 agosto scorso le è stata recapitata la comunicazione della sospensione dell’indennitá di accompagnamento che le era stata riconosciuta in precedenza. Rosati allora ha cominciato ad indagare ed ha potuto sapere, racconta, «che oltre la metá di trenta pazienti di Nocera Inferiore che si sottopongono a chemioterapia ha avuto la stessa amara sorpresa: convocati per una revisione con sospensione dell’accompagnamento».
Giovanni Rosati ha intenzione di farne una battaglia di civiltá. La faccenda, delicata, lo tocca da vicino e lo coinvolge umanamente e professionalmente, anche sulla scorta della sua esperienza di otto anni quale componente di commissione invalidi civili. Ma le avvisaglie c’erano giá state. Nel 2007, infatti, la stessa sorte era stata riservata al papá di un suo figlioccio cui erano state asportate, a causa di un cancro, prostata e vescica. «Nonostante l’uomo fosse costretto a sottoporsi a radio e chemioterapia, tutt’ad un tratto – racconta il dottore Rosati – si era visto revocare l’indennitá di accompagnamento con la predisposizione di una visita di controllo a Salerno che gli aveva inflitto un’ulteriore umiliazione che andava ad aggiungersi al dolore e al disagio». Pare, infatti, che gli avessero chiesto di «spogliarsi perché fossero visibili le buste alle quali viveva attaccato».
La revoca dell’indennitá erogata dall’Inps aveva portato, in quel caso, la famiglia dell’ammalato ad adire le vie legali. Ed il procedimento giudiziario, racconta Giovanni Rosati, si è risolto «con la condanna dell’Istituto di previdenza sociale che a dovuto sborsare ventimila euro rispetto a quello che sarebbe stato un versamento che, in genere, oscilla, a seconda dei casi, tra i trecento ed i settecento euro mensili. Purtroppo, però, nel frattempo, il malcapitato padre del mio figlioccio è deceduto».
Quello che Giovanni Rosati contesta vibratamente è il metodo «assolutamente casuale» con cui vengono individuati, a quanto pare, i nominativi dei malati per i quali l’Inps intende procedere ad una revisione, con il conseguente stop all’erogazione dell’indennitá di accompagnamento. «In pratica – spiega il medico nocerino – i nominativi verrebbero estratti a sorte».
Patrizia Sereno
la Città di Salerno — 25 agosto 2009
- Leggi anche: “Non verranno sospesi i pagamenti delle indennitá”

Gennaro Quatrano:
La notizia è infondata. La stessa giornalista ha pubblicato la smentita nell’edizione del 28 agosto 2009 sullo stesso quotidiano.