GROSSETO – Non c’è pace per i locali pubblici di Grosseto. Non è stata ancora smaltita la vicenda dei rumori molesti, con tutto il carrozzone di polemiche, accuse e un intero centro storico in subbuglio per il dilemma “movida o sonni tranquilli”, che il presidente del Comitato per l’accesso, Lorella Ronconi, lancia un allarme: gran parte dei locali grossetani non rispetta le norme sull’abbattimento delle barriere per consentirne l’accesso ai disabili. Compresi, en passant, i due locali recentemente sotto i riflettori, cioè “Narciso” e il “Pepe nero”.
«Secondo il regolamento edilizio del Comune che recepisce la legge 13 del 1989 sull’abbattimento delle barriere architettoniche – spiega Ronconi – negli edifici e nei locali aperti al pubblico che vengono ristrutturati devono essere rimossi tutti gli ostacoli per permettere anche a chi si trova sulla carrozzella di entrare e fruire dei servizi». La legge, che compie quest’anno vent’anni, prevede dunque che un gestore che fa ristrutturazione elimini scale e porte strette e, se la superficie supera i 250 metri quadri, realizzi bagni per portatori di handicap. «In città continuano a essere inaugurati locali dove chi è in sedia a rotelle non può neppure entrare oppure, una volta dentro, non può appoggiare il bicchiere sul bancone perché è troppo alto».
Il problema è che, fino a poco tempo fa, quando il titolare presentava la Dia per dare inizio ai lavori, era sufficiente barrare una casella per impegnarsi a rispettare le norme sull’abbattimento delle barriere. Con la firma in calce, il geometra o l’architetto si impegnavano poi a fare i lavori necessari. «Ma fino ad adesso – denuncia Ronconi – solo pochissimi sono stati i casi regolari in città».
Tant’è che da circa un mese, anche grazie alla collaborazione con il Comitato della Ronconi, il Comune ha cambiato la procedura per la presentazione della Dia che obbliga a fornire una documentazione tecnica con tavole e progetti. Qui si dovrà indicare chiaramente come si intende modificare i locali per garantire l’accesso a tutti, cosa che potrà venire in aiuto in occasione dei controlli di rito.
«I titolari del “Narciso” e del “Pepe Nero” – chiede Lorella – si lamentano di essere stati penalizzati perché costretti a chiudere a mezzanotte invece che alle 2 del mattino? Al posto di protestare consiglierei loro di mettersi intanto in regola con la legge sulle barriere architettoniche». In questo caso, tra i clienti che stazionano fuori per ore e che sono il cruccio dei residenti, per lo meno non ci sarebbero persone in carrozzina. Le uniche costrette a star fuori non per loro scelta.
Francesca Ferri
il Tirreno — 25 aprile 2009

dr.arch.maurizio tusa:
abbiamo aperto lo studio che,oltre alla progettazione con targets correnti,si occupa appunto dell’abbattimento delle barriere,lo studio lavora da ormai 5 anni nel corso dei quali non abbiamo MAI realizzato una messa a norma.avevamo anche proposto a diversi agriturismo di mettersi a norma…NIENTE!!!!!