MILANO – A Milano, nel 2008, i Collegi di accertamento per l’individuazione dell’alunno con handicap hanno censito 156 stranieri (pari al 33,47%) su un totale di 466 richieste avanzate dalle famiglie al momento dell’iscrizione del bambino a scuola. È quanto emerge dalla ricerca “Le neuropsichiatrie infantili davanti alla migrazione”, presentata oggi dall’associazione L’abilità. Una cifra che si allinea ai dati forniti dagli operatori di alcune Unità operative di neuropsichiatria per l’infanzia e l’adolescenza (Unopia) del territorio: in alcune sedi i bambini di origine straniera rappresentano il 30% del totale.
La ricerca – oltre a colmare la carenza dei dati che riguardano i disabili immigrati – sottolinea le problematiche che deve affrontare una famiglia immigrata al momento della nascita di un bambino disabile: capire a chi rivolgersi per ottenere i servizi adeguati, barriere di tipo culturale che rendono difficile le comunicazioni con gli operatori. Ma anche la mancanza di reti familiari cui appoggiarsi per avere un sostegno nella vita quotidiana. “La nascita di un bambino disabile esaspera le difficoltà quotidiane già esistenti in una famiglia immigrata”, spiega Cristina Giuliani, ricercatrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Partendo da un campione di 10 genitori immigrati, la ricerca ha messo in luce in modo particolare la solitudine vissuta dalle mamme: “Spesso, all’interno della coppia, si verifica una rigida separazione dei ruoli: il padre che lavora fuori e la madre che si occupa della cura e dell’assistenza al bambino”, commenta Cristina Giuliani. Una condizione che si percepisce in modo particolare nei primi tre anni di vita del piccolo.
immigrazioneoggi.it (Redattore Sociale)
