Prima di trovare un bagno a misura di carrozzina fecero molti chilometri Carlo Verdone e Asia Argento in uno dei brani del film «Perdiamoci di vista ». Era il 1994. Oggi i bagni accessibili sono più diffusi per via delle normative per l’edilizia pubblica e aperta al pubblico che prescrivono toilette adatte a chi si muove in carrozzina. Tuttavia sono ancora numerosi gli ostacoli, dalle barriere architettoniche a strumenti poco maneggevoli, che incontrano nella quotidianità i disabili. Stiamo parlando di quasi 5 milioni di persone a cui si aggiungono anziani (in Italia gli over 65 sono oltre 11 milioni), chi temporaneamente ha difficoltà motorie a causa di una gamba ingessata, ma anche donne incinte o mamme con passeggino.
Utenti ma anche clienti che richiedono un’accessibilità dei mezzi di trasporto, delle stazioni, delle case, dei ristoranti, dei cinema, degli elettrodomestici e del cellulare.
Deputati a soddisfare queste richieste sono i progettisti: architetti, ingegneri, designer. Chi diventa esperto nella progettazione dell’accessibilità ha oggi buone possibilità di lavoro in un mercato che è uscito dalla nicchia. «Spesso i bandi pubblici per opere edilizie chiedono che il progetto tenga conto dell’accessibilità che va oltre a quella richiesta dalla legge – esordisce Alberto Arenghi, docente di progettazione all’università di Brescia –: in questo ambito i più preparati sono i giovani».
Si tratta però di autoformazione. «Non sono d’accordo con la creazione di lauree e master dedicati al settore – dice Arenghi –. Basta inserire nei corsi già esistenti alcune lezioni sulle normative, poiché l’accessibilità appartiene da sempre alle scienze architettoniche e ingegneristiche». Questo avviene nei politecnici e in storiche facoltà di architettura come La Sapienza di Roma e la Iuav di Venezia. «Gli studenti trovano molte informazioni su internet e consiglio di fare un’esperienza all’estero, nei Paesi nordici, in Gran Bretagna, Irlanda, negli Stati Uniti», conclude Arenghi.
Chi invece già lavora può seguire i corsi di specializzazione di enti pubblici o privati. Uno di questi è «Design for all Italia», istituto fondato da progettisti italiani che si ispirano al lavoro degli studi di progettazioni esteri. Non solo edifici, il designer Paolo Favaretto, uno dei fondatori di Design For All, si occupa anche di oggetti di uso quotidiano. «Ci sono taxi in cui si può salire anche se si ha una gamba ingessata, cellulari per chi ci vede poco e che ha mani con dita che non hanno mobilità, sedie adatte a taglie XXL, maniglie a leva», spiega Favaretto.
Il mercato si è aperto anche perché il costo della progettazione è ora accessibile. «Una casa accessibile costa il 10% in più, investimento che nel settore pubblico, al di là del valore aggiunto, è recuperato dall’aumento dei fruitori – rileva Favaretto –. L’aumento di potenziali clienti è anche la spinta che muove le aziende a investire nella realizzazione industriale di oggetti». Anche il privato che ristruttura casa è sempre più attento. Il Consiglio nazionale degli architetti ha proposto la redazione di un testo unico per l’accessibilità. L’iniziativa è in collaborazione con l’Opaf – Osservatorio parlamentare accessibilità e fruibilità e con Fiaba – Fondo italiano abbattimento barriere architettoniche. «Si tratta di un codice per riunire le norme in materia di accessibilità e sicurezza degli edifici, dei luoghi pubblici, delle aree urbane, storiche,naturalistiche e dell’abbattimento delle barriere architettoniche – spiega Matteo Capuani del Consiglio nazionale architetti –. Il nostro scopo è quello di realizzare un manuale operativo ».
DOVE SI IMPARA
Lauree e master
Le facoltà di architettura e ingegneria del Politecnico di Torino e del Politecnico di Milano offrono corsi di laurea, master e dottorati nella progettazione edilizia e dei prodotti di design. In particolare, si segnala il corso di laurea specialistica in
Design del prodotto ecocompatibile. Ulteriori informazioni su didattica.polito.it
Corsi di specializzazione
Svariati corsi di aggiornamento sono organizzati da Design for all Italia. Si veda www.dfaitalia.it
Carmen Morrone (Il Sole 24 Ore)
