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Milano, quasi un’azienda su tre non assume disabili

16 novembre 2008

MILANO – Quasi un’azienda su tre, in provincia di Milano, non assume disabili, anche se per legge sarebbero obbligate a farlo. Inoltre cala il numero delle nuove convenzioni che vengono stipulate ogni anno tra la Provincia e le aziende: dalle 2.500 del 2001 alle 700 di oggi. “Il problema è la crisi economica -commenta Bruno Casati, assessore provinciale al lavoro- . Con la recessione in arrivo i posti di lavoro dei disabili e dei precari, sono i primi a essere tagliati”. Di questo problema si è parlato oggi in occasione del convegno “L’inclusione lavorativa delle persone con disabilità” organizzato dalla Provincia di Milano, un occasione per fare il punto sull’applicazione della legge 68/99 (del 12 marzo 1999 contenente le “Norma per il diritto al lavoro dei disabili”).
Il 30% delle 11 mila aziende attive nella provincia di Milano che hanno l’obbligo di assumere persone disabili non rispetta la legge. Una norma che viene rispettata solo nel 40% dei casi mentre un altro 30% ha aperto la convenzione e si sta mettendo in regola. “Ma c’è un gruppo ‘trasversale’ a queste due fasce, formato da aziende che stanno facendo ricorso a mobilità o cassa integrazione -spiega Bruno Casati- e quindi è scattata la sospensione degli obblighi”.
“Mediamente facciamo circa 4mila inserimenti all’anno -spiega Claudio Messori, responsabile del collocamento dei disabili per la Provincia di Milano- il 10% delle persone vengono inserite d’ufficio, mentre il resto trova lavoro attraverso una convenzione”. Un compito che si rivela sempre più difficile: i disabili iscritti alle liste di collocamento provinciali sono 21mila, ma di questi solo 8mila sono effettivamente disponibili al lavoro (gli altri sono iscritti per usufruire di benefici economici ndr). E il numero è crescita costante.
“Sta aumentando anche la percentuale di persone che soffrono di problemi psichici -aggiunge Claudio Messori-: nel 2001 erano il 35% oggi rappresentano il 46% del totale. E la maggior parte di loro, circa il 75%, ha una patologia psichiatrica ed è più difficile inserirli”. Queste persone infatti possono essere assunte solamente con chiamata nominativa da parte di aziende che hanno stipulato una convenzione, ma soprattutto hanno l’esigenza di programmi d’inserimento al lavoro personalizzati e integrati al percorso di cura. (is)
(www.superabile.it)

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