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Gli occhi chiusi sui disabili

06 novembre 2008

Hanno un figlio disabile? Peggio per loro. A leggere le cronache di queste settimane, pare di essere tornati indietro di secoli. Quando la nascita di un bambino focomelico, una paralisi alle gambe o la perdita della vista erano considerate la punizione di Dio per qualche peccato e Dante nell’ Inferno descriveva l’epilettico come quei che cade, e non sa como, / per forza di demon ch’a terra il tira.
A Venezia, come volevasi dimostrare, il ponte di Calatrava è stato aperto «prima» di essere attrezzato per i disabili, in linea con l’impronta iniziale data dal noto architetto spagnolo il quale, davanti alle prime polemiche sull’obbligo morale, civile e legale di tener conto dei portatori di handicap aveva sbuffato che senza quelle attrezzature l’opera avrebbe offerto «un impatto visivo certamente migliore». I lavori per l’adeguamento pare siano finalmente avviati, ma resta il punto: dopo 434 ponti veneziani costruiti nei secoli senza tener conto dei disabili, anche il 435° è nato così. Quasi contemporaneamente, mentre la trattativa Alitalia entrava nella stretta finale, il sindacato di base denunciava: «Non saranno riassunti i part time. Non saranno riassunti genitori affidatari unici di minori. Non saranno riassunti lavoratori invalidi in possesso dei requisiti di Legge 104. Non saranno riassunti genitori con figli invalidi a carico. Non saranno riassunti lavoratori con familiari invalidi a carico… ». Poi la cosa pare essere stata almeno in parte corretta, però… Per finire, resterà indimenticabile la lettera aperta mandata a Napolitano, Berlusconi e Brunetta, dai padri e madri con figli disabili del «Gruppo Genitori Tosti». I quali, dopo aver invitato tutti ma soprattutto il ministro della Funzione pubblica a far visita a casa loro «tra sollevatori, passeggini ortopedici, carrozzine, busti, tutori, letti, pannoloni, piani di statica, ventilatori meccanici, sondini per la peg», spiegano di essere scandalizzati per il modo in cui è stato affrontato il tema di chi usa appunto quella legge 104 per assistere un familiare gravemente disabile.

Certo, ci sono stati degli abusi. Ma perché fare di ogni erba un fascio accusando un po’ tutti di «fannullonismo»? «Come genitori ci sentiamo doppiamente penalizzati, faremmo volentieri a meno di dover passare le nostre giornate tra Day Hospital, prenotazioni, fisioterapia, logopedia, visite specialistiche, incontri con insegnanti di sostegno, Dirigenti scolastici, assistenti sociali, insomma un lavoro extra oltre a quello che ci permette di mantenere la famiglia e oltre al lavoro di assistenza post scuola, notte compresa ». Quindi, lamentata la sventurata scelta compiuta dall’ultima Finanziaria tremontiana di fissare uno schema rigidissimo sugli insegnanti di sostegno (uno ogni due disabili «a prescindere dalla loro gravità»), i Genitori Tosti invitano a cercare meglio i buchi neri degli sprechi. A partire da certi contratti sconcertanti firmati dalle Asl. «Ministro Brunetta: un paio di scarpe su misura n. 32, con forti rigidi e plantari, viene pagato dal servizio sanitario 860 euro, una follia! Dei tutori per posizionare in maniera corretta le gambe o i piedi di un bambino con tetraparesi, vengono pagati 700 euro l’uno». E gli spreconi sarebbero i genitori? Quanto costerebbe allo Stato ogni bambino disabile, se non ci pensassero 24 ore al giorno il padre e la madre?
(www.corriere.it)

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